Lezione 5


1 Sottospazi vettoriali, basi, dimensione

In generale, la scrittura di un vettore v𝑣 come combinazione lineare di altri vettori v1,v2,…,vnsubscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 non Γ¨ unica. Tuttavia se v1,v2,…,vnsubscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 sono linearmente indipendenti, tale scrittura Γ¨ unica.

Teorema. Siano v1,v2,…,vn∈Vsubscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛𝑉 dei vettori linearmente indipendenti. Se v∈V𝑣𝑉 si puΓ² scrivere come combinazione lineare dei vettori v1,v2,…,vnsubscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛,

v=Ξ»1⁒v1+Ξ»2⁒v2+β‹―+Ξ»n⁒vn,𝑣subscriptπœ†1subscript𝑣1subscriptπœ†2subscript𝑣2β‹―subscriptπœ†π‘›subscript𝑣𝑛

allora gli scalari Ξ»1,Ξ»2,…,Ξ»nsubscriptπœ†1subscriptπœ†2…subscriptπœ†π‘› sono determinati in modo unico.

Dimostrazione. Supponiamo che sia possibile scrivere v𝑣 in due modi, come

v=Ξ»1⁒v1+Ξ»2⁒v2+β‹―+Ξ»n⁒vn,𝑣subscriptπœ†1subscript𝑣1subscriptπœ†2subscript𝑣2β‹―subscriptπœ†π‘›subscript𝑣𝑛

e come

v=ΞΌ1⁒v1+ΞΌ2⁒v2+β‹―+ΞΌn⁒vn.𝑣subscriptπœ‡1subscript𝑣1subscriptπœ‡2subscript𝑣2β‹―subscriptπœ‡π‘›subscript𝑣𝑛

Allora si ha

Ξ»1⁒v1+Ξ»2⁒v2+β‹―+Ξ»n⁒vn=ΞΌ1⁒v1+ΞΌ2⁒v2+β‹―+ΞΌn⁒vn,subscriptπœ†1subscript𝑣1subscriptπœ†2subscript𝑣2β‹―subscriptπœ†π‘›subscript𝑣𝑛subscriptπœ‡1subscript𝑣1subscriptπœ‡2subscript𝑣2β‹―subscriptπœ‡π‘›subscript𝑣𝑛

che si puΓ² riscrivere come

(Ξ»1βˆ’ΞΌ1)⁒v1+(Ξ»2βˆ’ΞΌ2)⁒v2+β‹―+(Ξ»nβˆ’ΞΌn)⁒vn=0.subscriptπœ†1subscriptπœ‡1subscript𝑣1subscriptπœ†2subscriptπœ‡2subscript𝑣2β‹―subscriptπœ†π‘›subscriptπœ‡π‘›subscript𝑣𝑛0

PoichΓ© i vettori v1,v2,…,vnsubscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 sono linearmente indipendenti, si ha dunque

Ξ»1βˆ’ΞΌ1=0,Ξ»2βˆ’ΞΌ2=0,…,Ξ»nβˆ’ΞΌn=0,formulae-sequencesubscriptπœ†1subscriptπœ‡10formulae-sequencesubscriptπœ†2subscriptπœ‡20…subscriptπœ†π‘›subscriptπœ‡π‘›0

il che dimostra che Ξ»i=ΞΌisubscriptπœ†π‘–subscriptπœ‡π‘–, per ogni i=1,…,n𝑖1…𝑛.

Dal risultato appena dimostrato discende quindi che, se consideriamo un insieme di generatori S𝑆 di V𝑉 con la proprietΓ  aggiuntiva che i vettori di S𝑆 siano linearmente indipendenti, allora ogni vettore di V𝑉 si puΓ² scrivere, in modo unico, come combinazione lineare finita di elementi di S𝑆.

Definizione. Un insieme libero di generatori di uno spazio vettoriale V𝑉 Γ¨ detto una base di V𝑉. In altri termini, una base di V𝑉 Γ¨ un insieme di vettori linearmente indipendenti i quali generano l’intero spazio V𝑉.

Osservazione. Solitamente una base di uno spazio vettoriale V𝑉 viene intesa come un insieme ordinato di generatori linearmente indipendenti di V𝑉. CiΓ² significa, ad esempio, che se l’insieme costituito dai vettori v1subscript𝑣1 e v2subscript𝑣2 Γ¨ una base di uno spazio vettoriale V𝑉, allora 𝐯={v1,v2}𝐯subscript𝑣1subscript𝑣2 e 𝐯′={v2,v1}superscript𝐯′subscript𝑣2subscript𝑣1 sono due basi diverse di V𝑉.

Da quanto visto in precedenza, si deduce il seguente risultato:

Corollario. Sia S𝑆 una base di V𝑉. Ogni vettore v∈V𝑣𝑉 si puΓ² scrivere, in modo unico, come combinazione lineare finita di elementi di S𝑆.

Supponiamo che S={v1,v2,…,vn}𝑆subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 sia una base di uno spazio vettoriale V𝑉. Allora, per ogni v∈V𝑣𝑉, si ha

v=Ξ»1⁒v1+Ξ»2⁒v2+β‹―+Ξ»n⁒vn,𝑣subscriptπœ†1subscript𝑣1subscriptπœ†2subscript𝑣2β‹―subscriptπœ†π‘›subscript𝑣𝑛

e gli scalari Ξ»i∈Ksubscriptπœ†π‘–πΎ sono univocamente determinati da v𝑣. Tali scalari sono anche detti le coordinate del vettore v𝑣 rispetto alla base v1,v2,…,vnsubscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 fissata.

1.1 Spazi vettoriali finitamente generati

Definizione. Uno spazio vettoriale V𝑉 Γ¨ detto finitamente generato se esiste un insieme finito di generatori di V𝑉.

Cominciamo col dimostrare che ogni spazio vettoriale V𝑉 finitamente generato ammette una base. PiΓΉ precisamente, dimostreremo che da ogni insieme finito di generatori di V𝑉 si puΓ² estrarre una base.

Teorema. Sia S={v1,v2,…,vn}𝑆subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 un insieme di generatori di V𝑉. Allora S𝑆 contiene dei vettori vi1,vi2,…,virsubscript𝑣subscript𝑖1subscript𝑣subscript𝑖2…subscript𝑣subscriptπ‘–π‘Ÿ, per qualche r≀nπ‘Ÿπ‘›, che formano una base di V𝑉.

Dimostrazione. Se i vettori v1,v2,…,vnsubscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 sono linearmente indipendenti, essi sono una base di V𝑉 e la dimostrazione Γ¨ cosΓ¬ terminata. Se invece essi sono linearmente dipendenti, uno di essi puΓ² essere espresso come combinazione lineare dei rimanenti. A meno di rinominarli, possiamo supporre che questo vettore sia vnsubscript𝑣𝑛. Possiamo quindi scrivere

vn=Ξ»1⁒v1+Ξ»2⁒v2+β‹―+Ξ»nβˆ’1⁒vnβˆ’1.subscript𝑣𝑛subscriptπœ†1subscript𝑣1subscriptπœ†2subscript𝑣2β‹―subscriptπœ†π‘›1subscript𝑣𝑛1

Da ciΓ² segue che i vettori v1,v2,…,vnβˆ’1subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛1 generano lo spazio vettoriale V𝑉; infatti ogni vettore che si scrive come combinazione lineare di v1,v2,…,vnsubscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 si puΓ² anche scrivere come combinazione lineare dei soli vettori v1,v2,…,vnβˆ’1subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛1. Ora, se i vettori v1,v2,…,vnβˆ’1subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛1 sono linearmente indipendenti, essi sono una base di V𝑉 e la dimostrazione Γ¨ terminata. In caso contrario uno di essi puΓ² essere espresso come combinazione lineare dei rimanenti. Anche in questo caso, a meno di riordinare i vettori, possiamo supporre che sia vnβˆ’1subscript𝑣𝑛1 a potersi scrivere come combinazione lineare dei vettori v1,v2,…,vnβˆ’2subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛2. Ma ciΓ² significa che i vettori v1,v2,…,vnβˆ’2subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛2 sono un insieme di generatori di V𝑉.

Ripetendo il ragionamento sopra descritto si arriverΓ , prima o poi, a un insieme di vettori v1,v2,…,vrsubscript𝑣1subscript𝑣2…subscriptπ‘£π‘Ÿ, per qualche r≀nπ‘Ÿπ‘›, che generano tutto lo spazio V𝑉 e sono linearmente indipendenti. Essi costituiscono quindi una base di V𝑉.

Il seguente risultato, noto anche come Lemma di Steinitz o Teorema dello scambio, chiarisce le relazioni che esistono tra insiemi di vettori linearmente indipendenti, basi e insiemi di generatori.

Teorema. Sia V𝑉 uno spazio vettoriale finitamente generato e sia {v1,v2,…,vn}subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 un insieme di generatori di V𝑉. Se w1,w2,…,wrsubscript𝑀1subscript𝑀2…subscriptπ‘€π‘Ÿ sono vettori linearmente indipendenti, allora r≀nπ‘Ÿπ‘›.

Dimostrazione. PoichΓ© i vettori v1,v2,…,vnsubscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 generano V𝑉, il vettore w1subscript𝑀1 si puΓ² scrivere come una loro combinazione lineare,

w1=Ξ»1⁒v1+Ξ»2⁒v2+β‹―+Ξ»n⁒vn.subscript𝑀1subscriptπœ†1subscript𝑣1subscriptπœ†2subscript𝑣2β‹―subscriptπœ†π‘›subscript𝑣𝑛

Dato che w1β‰ 0subscript𝑀10, gli scalari Ξ»1,…,Ξ»nsubscriptπœ†1…subscriptπœ†π‘› non possono essere tutti nulli, quindi esiste un indice i𝑖 tale che Ξ»iβ‰ 0subscriptπœ†π‘–0. Da ciΓ² si deduce che il vettore visubscript𝑣𝑖 puΓ² essere espresso come combinazione lineare dei vettori w1,v1,…,viβˆ’1,vi+1,…,vnsubscript𝑀1subscript𝑣1…subscript𝑣𝑖1subscript𝑣𝑖1…subscript𝑣𝑛.

A meno di rinominare i vettori vjsubscript𝑣𝑗, possiamo supporre che sia i=n𝑖𝑛, cioΓ¨ che vnsubscript𝑣𝑛 si possa scrivere come combinazione lineare dei vettori w1,v1,…,vnβˆ’1subscript𝑀1subscript𝑣1…subscript𝑣𝑛1; ma ciΓ² significa che anche {w1,v1,…,vnβˆ’1}subscript𝑀1subscript𝑣1…subscript𝑣𝑛1 Γ¨ un insieme di generatori di V𝑉. Il vettore w2subscript𝑀2 si puΓ² quindi scrivere come combinazione lineare dei vettori w1,v1,…,vnβˆ’1subscript𝑀1subscript𝑣1…subscript𝑣𝑛1:

w2=Ξ±1⁒w1+Ξ»1⁒v1+β‹―+Ξ»nβˆ’1⁒vnβˆ’1,subscript𝑀2subscript𝛼1subscript𝑀1subscriptπœ†1subscript𝑣1β‹―subscriptπœ†π‘›1subscript𝑣𝑛1

e gli scalari Ξ»1,…,Ξ»nβˆ’1subscriptπœ†1…subscriptπœ†π‘›1 non possono essere tutti nulli, perchΓ© altrimenti i vettori w1subscript𝑀1 e w2subscript𝑀2 sarebbero linearmente dipendenti, contro l’ipotesi.

Esiste quindi un indice i𝑖 per il quale Ξ»iβ‰ 0subscriptπœ†π‘–0 e, ancora una volta, possiamo supporre che sia i=nβˆ’1𝑖𝑛1 (a meno di riordinare i vettori vjsubscript𝑣𝑗). Da ciΓ² segue che il vettore vnβˆ’1subscript𝑣𝑛1 si puΓ² scrivere come combinazione lineare dei vettori w1,w2,v1,…,vnβˆ’2subscript𝑀1subscript𝑀2subscript𝑣1…subscript𝑣𝑛2, quindi anche {w1,w2,v1,…,vnβˆ’2}subscript𝑀1subscript𝑀2subscript𝑣1…subscript𝑣𝑛2 Γ¨ un insieme di generatori di V𝑉.

Continuando in questo modo, si dimostra che tutti gli insiemi

{w1,w2,…,wh,v1,…,vnβˆ’h}subscript𝑀1subscript𝑀2…subscriptπ‘€β„Žsubscript𝑣1…subscriptπ‘£π‘›β„Ž

sono insiemi di generatori di V𝑉.

Se, per assurdo, fosse n<rπ‘›π‘Ÿ, ponendo h=nβ„Žπ‘› si avrebbe che i vettori w1,w2,…,wnsubscript𝑀1subscript𝑀2…subscript𝑀𝑛 generano tutto lo spazio V𝑉, quindi il vettore wn+1subscript𝑀𝑛1 si potrebbe scrivere come combinazione lineare dei vettori w1,w2,…,wnsubscript𝑀1subscript𝑀2…subscript𝑀𝑛, il che contraddice l’ipotesi che i vettori w1,w2,…,wrsubscript𝑀1subscript𝑀2…subscriptπ‘€π‘Ÿ siano linearmente indipendenti. Deve quindi essere r≀nπ‘Ÿπ‘›.

Corollario. Sia V𝑉 uno spazio vettoriale finitamente generato e sia {v1,v2,…,vn}subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 una base di V𝑉. Allora, per ogni insieme {w1,w2,…,wr}subscript𝑀1subscript𝑀2…subscriptπ‘€π‘Ÿ di vettori linearmente indipendenti si ha r≀nπ‘Ÿπ‘› e, per ogni insieme {u1,u2,…,us}subscript𝑒1subscript𝑒2…subscript𝑒𝑠 di generatori di V𝑉, si ha sβ‰₯n𝑠𝑛.

Dimostrazione. Questo risultato Γ¨ una conseguenza immediata del teorema precedente; basta ricordare che i vettori v1,v2,…,vnsubscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 sono linearmente indipendenti e sono anche un insieme di generatori di V𝑉.

Corollario. Due basi qualunque di uno spazio vettoriale V𝑉 (finitamente generato) hanno lo stesso numero di elementi.

Dimostrazione. Siano {v1,v2,…,vr}subscript𝑣1subscript𝑣2…subscriptπ‘£π‘Ÿ e {w1,w2,…,ws}subscript𝑀1subscript𝑀2…subscript𝑀𝑠 due basi di V𝑉. Allora, dato che i vettori v1,v2,…,vrsubscript𝑣1subscript𝑣2…subscriptπ‘£π‘Ÿ sono linearmente indipendenti e w1,w2,…,wssubscript𝑀1subscript𝑀2…subscript𝑀𝑠 sono dei generatori di V𝑉, si ha r≀sπ‘Ÿπ‘ . Scambiando il ruolo delle due basi, si ottiene anche s≀rπ‘ π‘Ÿ, da cui segue l’uguaglianza r=sπ‘Ÿπ‘ .

Il numero di vettori che compongono una base di uno spazio vettoriale finitamente generato V𝑉 Γ¨ dunque indipendente dalla base scelta e dipende quindi solo dallo spazio V𝑉. Possiamo pertanto dare la seguente definizione:

Definizione. La dimensione di uno spazio vettoriale (finitamente generato) V𝑉, indicata con dimVdimension𝑉, Γ¨ il numero di elementi di una base di V𝑉.

Esempio. Consideriamo lo spazio vettoriale V=Kn𝑉superscript𝐾𝑛. Per ogni i=1,…,n𝑖1…𝑛, indichiamo con eisubscript𝑒𝑖 la n𝑛-upla di elementi di K𝐾 le cui componenti sono tutte nulle tranne la i𝑖-esima, che Γ¨ uguale a 11:

e1subscript𝑒1 =(1,0,0,0,…,0,0),absent1000…00
e2subscript𝑒2 =(0,1,0,0,…,0,0),absent0100…00
e3subscript𝑒3 =(0,0,1,0,…,0,0),absent0010…00
β‹…β‹… β‹…β‹…β‹…β‹…β‹…β‹…β‹…β‹…β‹…β‹…
ensubscript𝑒𝑛 =(0,0,0,0,…,0,1).absent0000…01

Notiamo che, per ogni Ξ»1,…,Ξ»n∈Ksubscriptπœ†1…subscriptπœ†π‘›πΎ, si ha

Ξ»1⁒e1+Ξ»2⁒e2+β‹―+Ξ»n⁒en=(Ξ»1,Ξ»2,…,Ξ»n).subscriptπœ†1subscript𝑒1subscriptπœ†2subscript𝑒2β‹―subscriptπœ†π‘›subscript𝑒𝑛subscriptπœ†1subscriptπœ†2…subscriptπœ†π‘›

Da questa uguaglianza si deduce che i vettori e1,e2,…,ensubscript𝑒1subscript𝑒2…subscript𝑒𝑛 sono linearmente indipendenti e generano lo spazio vettoriale V𝑉; essi sono pertanto una base di V=Kn𝑉superscript𝐾𝑛. Questa base Γ¨ detta la base canonica di Knsuperscript𝐾𝑛. Si ha pertanto dimKn=ndimensionsuperscript𝐾𝑛𝑛.