Lezione 40


1 Spazi affini euclidei

Definizione. Uno spazio affine euclideo รจ uno spazio affine ๐”ธ๐”ธ, definito sul campo โ„โ„ dei numeri reali, in cui lo spazio direttore V๐‘‰ รจ dotato di una struttura di spazio vettoriale euclideo, cioรจ di una forma bilineare simmetrica definita positiva g:Vร—Vโ†’โ„:๐‘”โ†’๐‘‰๐‘‰โ„. Commettendo un abuso di notazione, dati due vettori v,wโˆˆV๐‘ฃ๐‘ค๐‘‰, nel seguito scriveremo vโ‹…wโ‹…๐‘ฃ๐‘ค al posto di gโข(v,w)๐‘”๐‘ฃ๐‘ค.

Esempio. Lโ€™esempio fondamentale di spazio affine euclideo รจ costituito dallo spazio affine ๐”ธโ„nsubscriptsuperscript๐”ธ๐‘›โ„, in cui lo spazio vettoriale soggiacente โ„nsuperscriptโ„๐‘› รจ dotato del prodotto scalare usuale. Tale spazio verrร  chiamato semplicemente lo spazio affine euclideo ๐”ธโ„nsubscriptsuperscript๐”ธ๐‘›โ„.

Definizione. In uno spazio affine euclideo ๐”ธ๐”ธ (di dimensione n๐‘›), un sistema di riferimento โ„›={O,v1,v2,โ€ฆ,vn}โ„›๐‘‚subscript๐‘ฃ1subscript๐‘ฃ2โ€ฆsubscript๐‘ฃ๐‘› รจ detto ortogonale (rispettivamente, ortonormale) se i vettori v1,v2,โ€ฆ,vnsubscript๐‘ฃ1subscript๐‘ฃ2โ€ฆsubscript๐‘ฃ๐‘› sono una base ortogonale (rispettivamente, ortonormale) dello spazio vettoriale euclideo V๐‘‰. Un sistema di riferimento ortonormale รจ anche detto cartesiano.

Osservazione. Si noti che lโ€™esistenza di sistemi di riferimento ortonormali in uno spazio affine euclideo รจ garantita dallโ€™esistenza di basi ortonormali negli spazi vettoriali euclidei. Inoltre, la scelta di un sistema di riferimento ortonormale โ„›โ„› in uno spazio affine euclideo ๐”ธ๐”ธ di dimensione n๐‘›, determina un isomorfismo di spazi affini

ฮฆโ„›:๐”ธโŸถ๐”ธโ„n:subscriptฮฆโ„›โŸถ๐”ธsubscriptsuperscript๐”ธ๐‘›โ„

Mediante tale isomorfismo la forma bilineare g๐‘” definita sullo spazio vettoriale V๐‘‰ soggiacente allo spazio affine ๐”ธ๐”ธ viene identificata con il prodotto scalare usuale di โ„nsuperscriptโ„๐‘›.

La presenza di un prodotto scalare definito nello spazio vettoriale V๐‘‰ soggiacente a uno spazio affine euclideo ๐”ธ๐”ธ permette di definire la distanza tra due punti di ๐”ธ๐”ธ:

Definizione. Siano ๐”ธ๐”ธ uno spazio affine euclideo e P๐‘ƒ, Q๐‘„ due punti di ๐”ธ๐”ธ. La distanza dโข(P,Q)๐‘‘๐‘ƒ๐‘„ tra P๐‘ƒ e Q๐‘„ รจ la norma del vettore Qโˆ’P๐‘„๐‘ƒ:

dโข(P,Q)=โ€–Qโˆ’Pโ€–=(Qโˆ’P)โ‹…(Qโˆ’P)๐‘‘๐‘ƒ๐‘„norm๐‘„๐‘ƒโ‹…๐‘„๐‘ƒ๐‘„๐‘ƒ

Dalle proprietร  della norma di un vettore si deduce che, in uno spazio affine euclideo ๐”ธ=(๐’œ,V,+)๐”ธ๐’œ๐‘‰, la funzione distanza

d:๐’œร—๐’œโ†’โ„:๐‘‘โ†’๐’œ๐’œโ„

gode delle seguenti proprietร :

  1. 1.

    dโข(P,Q)โ‰ฅ0๐‘‘๐‘ƒ๐‘„0, per ogni P,Qโˆˆ๐’œ๐‘ƒ๐‘„๐’œ, e dโข(P,Q)=0๐‘‘๐‘ƒ๐‘„0 se e solo se P=Q๐‘ƒ๐‘„;

  2. 2.

    dโข(P,Q)=dโข(Q,P)๐‘‘๐‘ƒ๐‘„๐‘‘๐‘„๐‘ƒ, per ogni P,Qโˆˆ๐’œ๐‘ƒ๐‘„๐’œ;

  3. 3.

    dโข(P,R)โ‰คdโข(P,Q)+dโข(Q,R)๐‘‘๐‘ƒ๐‘…๐‘‘๐‘ƒ๐‘„๐‘‘๐‘„๐‘…, per ogni P,Q,Rโˆˆ๐’œ๐‘ƒ๐‘„๐‘…๐’œ.

La proprietร  (3) รจ detta disuguaglianza triangolare: essa afferma che, in un triangolo, ogni lato รจ minore o uguale della somma degli altri due.

Se ๐’ฎ๐’ฎ e ๐’ฏ๐’ฏ sono due sottoinsiemi non vuoti (dellโ€™insieme dei punti) di uno spazio affine euclideo ๐”ธ๐”ธ, risulta naturale definire la distanza di ๐’ฎ๐’ฎ da ๐’ฏ๐’ฏ come lโ€™estremo inferiore delle distanze dei punti di ๐’ฎ๐’ฎ dai punti di ๐’ฏ๐’ฏ:

dโข(๐’ฎ,๐’ฏ)=inf{dโข(P,Q):Pโˆˆ๐’ฎ,Qโˆˆ๐’ฏ}๐‘‘๐’ฎ๐’ฏinfimumconditional-set๐‘‘๐‘ƒ๐‘„formulae-sequence๐‘ƒ๐’ฎ๐‘„๐’ฏ

Dalla definizione data segue subito che

๐’ฎโˆฉ๐’ฏโ‰ โˆ…se e solo sedโข(๐’ฎ,๐’ฏ)=0formulae-sequence๐’ฎ๐’ฏse e solo se๐‘‘๐’ฎ๐’ฏ0

Lโ€™osservazione seguente mostra che non vale lโ€™implicazione opposta.

Osservazione. Se ๐’ฎ๐’ฎ e ๐’ฏ๐’ฏ sono due sottoinsiemi di uno spazio affine euclideo ๐”ธ๐”ธ, non รจ detto che esistano dei punti Pโˆˆ๐’ฎ๐‘ƒ๐’ฎ e Qโˆˆ๐’ฏ๐‘„๐’ฏ tali che dโข(P,Q)=dโข(๐’ฎ,๐’ฏ)๐‘‘๐‘ƒ๐‘„๐‘‘๐’ฎ๐’ฏ. Ad esempio, considerando la retta affine reale ๐”ธโ„1subscriptsuperscript๐”ธ1โ„ e ponendo

๐’ฎ={xโˆˆโ„:xโ‰ค0},๐’ฏ={xโˆˆโ„:x>0}formulae-sequence๐’ฎconditional-set๐‘ฅโ„๐‘ฅ0๐’ฏconditional-set๐‘ฅโ„๐‘ฅ0

si ha dโข(๐’ฎ,๐’ฏ)=0๐‘‘๐’ฎ๐’ฏ0, ma dโข(P,Q)>0๐‘‘๐‘ƒ๐‘„0 per ogni Pโˆˆ๐’ฎ๐‘ƒ๐’ฎ e ogni Qโˆˆ๐’ฏ๐‘„๐’ฏ.

Nel caso particolare in cui i sottoinsiemi ๐’ฎ๐’ฎ e ๐’ฏ๐’ฏ sono (gli insiemi dei punti di) due sottospazi affini ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„ dello spazio affine euclideo ๐”ธ๐”ธ, la funzione distanza

d:๐•ƒร—๐•„โ†’โ„,(P,Q)โ†ฆdโข(P,Q):๐‘‘formulae-sequenceโ†’๐•ƒ๐•„โ„maps-to๐‘ƒ๐‘„๐‘‘๐‘ƒ๐‘„

ammette minimo, cioรจ esistono dei punti P0โˆˆ๐•ƒsubscript๐‘ƒ0๐•ƒ e Q0โˆˆ๐•„subscript๐‘„0๐•„ tali che

dโข(๐•ƒ,๐•„)=dโข(P0,Q0)๐‘‘๐•ƒ๐•„๐‘‘subscript๐‘ƒ0subscript๐‘„0

Prima di dimostrare questo risultato enunciamo e dimostriamo il seguente lemma:

Lemma. Siano ๐•ƒ=(โ„’,L,+)๐•ƒโ„’๐ฟ e ๐•„=(โ„ณ,M,+)๐•„โ„ณ๐‘€ due sottospazi affini di uno spazio affine euclideo ๐”ธ๐”ธ e siano P0โˆˆ๐•ƒsubscript๐‘ƒ0๐•ƒ e Q0โˆˆ๐•„subscript๐‘„0๐•„ due punti tali che il vettore u=Q0โˆ’P0๐‘ขsubscript๐‘„0subscript๐‘ƒ0 sia ortogonale a ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„. Allora, per ogni Pโˆˆ๐•ƒ๐‘ƒ๐•ƒ e ogni Qโˆˆ๐•„๐‘„๐•„, si ha dโข(P0,Q0)โ‰คdโข(P,Q)๐‘‘subscript๐‘ƒ0subscript๐‘„0๐‘‘๐‘ƒ๐‘„. Inoltre, se P1โˆˆ๐•ƒsubscript๐‘ƒ1๐•ƒ e Q1โˆˆ๐•„subscript๐‘„1๐•„ sono due punti tali che dโข(P1,Q1)=dโข(P0,Q0)๐‘‘subscript๐‘ƒ1subscript๐‘„1๐‘‘subscript๐‘ƒ0subscript๐‘„0, deve necessariamente essere Q1โˆ’P1=Q0โˆ’P0subscript๐‘„1subscript๐‘ƒ1subscript๐‘„0subscript๐‘ƒ0.

Dimostrazione. Per ogni Pโˆˆ๐•ƒ๐‘ƒ๐•ƒ e ogni Qโˆˆ๐•„๐‘„๐•„, si ha Qโˆ’P=(Qโˆ’Q0)+(Q0โˆ’P0)+(P0โˆ’P)๐‘„๐‘ƒ๐‘„subscript๐‘„0subscript๐‘„0subscript๐‘ƒ0subscript๐‘ƒ0๐‘ƒ, cioรจ Qโˆ’P=u+v+w๐‘„๐‘ƒ๐‘ข๐‘ฃ๐‘ค, ove u=Q0โˆ’P0๐‘ขsubscript๐‘„0subscript๐‘ƒ0, v=P0โˆ’PโˆˆL๐‘ฃsubscript๐‘ƒ0๐‘ƒ๐ฟ e w=Qโˆ’Q0โˆˆM๐‘ค๐‘„subscript๐‘„0๐‘€.

Figura che mostra due piani, L e M. I punti P e P0 appartengono a L. I punti Q e Q0 appartengono a L. Il vettore v รจ P,P0. Il vettore u รจ P0,Q0 ed รจ perpendicolare ai due piani L e M. Il vettore w รจ Q0,Q

Dato che u๐‘ข รจ ortogonale a ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„, si ha uโ‹…v=uโ‹…w=0โ‹…๐‘ข๐‘ฃโ‹…๐‘ข๐‘ค0. Da ciรฒ segue che

โ€–Qโˆ’Pโ€–2superscriptnorm๐‘„๐‘ƒ2 =(u+v+w)โ‹…(u+v+w)absentโ‹…๐‘ข๐‘ฃ๐‘ค๐‘ข๐‘ฃ๐‘ค
=โ€–uโ€–2+โ€–vโ€–2+โ€–wโ€–2+2โขvโ‹…wabsentsuperscriptnorm๐‘ข2superscriptnorm๐‘ฃ2superscriptnorm๐‘ค2โ‹…2๐‘ฃ๐‘ค
=โ€–uโ€–2+โ€–v+wโ€–2absentsuperscriptnorm๐‘ข2superscriptnorm๐‘ฃ๐‘ค2
โ‰ฅโ€–uโ€–2absentsuperscriptnorm๐‘ข2

e quindi dโข(P,Q)โ‰ฅdโข(P0,Q0)๐‘‘๐‘ƒ๐‘„๐‘‘subscript๐‘ƒ0subscript๐‘„0. Specializzando ora il ragionamento precedente al caso in cui P=P1๐‘ƒsubscript๐‘ƒ1 e Q=Q1๐‘„subscript๐‘„1, si ha

โ€–Q1โˆ’P1โ€–2=โ€–uโ€–2+โ€–v+wโ€–2=โ€–Q0โˆ’P0โ€–2+โ€–v+wโ€–2superscriptnormsubscript๐‘„1subscript๐‘ƒ12superscriptnorm๐‘ข2superscriptnorm๐‘ฃ๐‘ค2superscriptnormsubscript๐‘„0subscript๐‘ƒ02superscriptnorm๐‘ฃ๐‘ค2

Poichรฉ, per ipotesi, si ha dโข(P1,Q1)=dโข(P0,Q0)๐‘‘subscript๐‘ƒ1subscript๐‘„1๐‘‘subscript๐‘ƒ0subscript๐‘„0, deve essere โ€–Q1โˆ’P1โ€–2=โ€–Q0โˆ’P0โ€–2superscriptnormsubscript๐‘„1subscript๐‘ƒ12superscriptnormsubscript๐‘„0subscript๐‘ƒ02 e quindi โ€–v+wโ€–2=0superscriptnorm๐‘ฃ๐‘ค20. Da ciรฒ si deduce che v+w=0๐‘ฃ๐‘ค0 e dunque w=โˆ’v๐‘ค๐‘ฃ. Si ha pertanto Q1โˆ’P1=u+v+w=u+vโˆ’v=u=Q0โˆ’P0subscript๐‘„1subscript๐‘ƒ1๐‘ข๐‘ฃ๐‘ค๐‘ข๐‘ฃ๐‘ฃ๐‘ขsubscript๐‘„0subscript๐‘ƒ0, come volevasi dimostrare.

Teorema. Siano ๐•ƒ=(โ„’,L,+)๐•ƒโ„’๐ฟ e ๐•„=(โ„ณ,M,+)๐•„โ„ณ๐‘€ due sottospazi affini (non vuoti) di uno spazio affine euclideo ๐”ธ๐”ธ. Allora esistono dei punti P0โˆˆ๐•ƒsubscript๐‘ƒ0๐•ƒ e Q0โˆˆ๐•„subscript๐‘„0๐•„ tali che

dโข(P0,Q0)โ‰คdโข(P,Q)๐‘‘subscript๐‘ƒ0subscript๐‘„0๐‘‘๐‘ƒ๐‘„

per ogni Pโˆˆ๐•ƒ๐‘ƒ๐•ƒ e ogni Qโˆˆ๐•„๐‘„๐•„.

Dimostrazione. Se ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„ sono incidenti, รจ sufficiente prendere P0=Q0โˆˆ๐•ƒโˆฉ๐•„subscript๐‘ƒ0subscript๐‘„0๐•ƒ๐•„. Possiamo quindi supporre che i due sottospazi affini ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„ non abbiano punti in comune.

Consideriamo due punti qualsiasi P1โˆˆ๐•ƒsubscript๐‘ƒ1๐•ƒ, Q1โˆˆ๐•„subscript๐‘„1๐•„ e indichiamo con u1subscript๐‘ข1 il vettore Q1โˆ’P1subscript๐‘„1subscript๐‘ƒ1. Osserviamo che u1subscript๐‘ข1 non puรฒ appartenere alla somma dei due sottospazi L๐ฟ e M๐‘€. Infatti, se fosse u1=Q1โˆ’P1โˆˆL+Msubscript๐‘ข1subscript๐‘„1subscript๐‘ƒ1๐ฟ๐‘€, si avrebbe Q1โˆ’P1=v+wsubscript๐‘„1subscript๐‘ƒ1๐‘ฃ๐‘ค, per qualche vโˆˆL๐‘ฃ๐ฟ, wโˆˆM๐‘ค๐‘€. Da ciรฒ seguirebbe che il punto R=P1+v=Q1โˆ’w๐‘…subscript๐‘ƒ1๐‘ฃsubscript๐‘„1๐‘ค apparterrebbe sia a ๐•ƒ๐•ƒ che a ๐•„๐•„, contro lโ€™ipotesi che ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„ siano disgiunti.

Indichiamo con u1โ€ฒsubscriptsuperscript๐‘ขโ€ฒ1 la proiezione ortogonale di u1subscript๐‘ข1 sul sottospazio L+M๐ฟ๐‘€. Si ha dunque

u1=u1โ€ฒ+u1โ€ฒโ€ฒsubscript๐‘ข1subscriptsuperscript๐‘ขโ€ฒ1subscriptsuperscript๐‘ขโ€ฒโ€ฒ1

con u1โ€ฒโˆˆL+Msubscriptsuperscript๐‘ขโ€ฒ1๐ฟ๐‘€ e u1โ€ฒโ€ฒโˆˆ(L+M)โŸ‚=LโŸ‚โˆฉMโŸ‚subscriptsuperscript๐‘ขโ€ฒโ€ฒ1superscript๐ฟ๐‘€perpendicular-tosuperscript๐ฟperpendicular-tosuperscript๐‘€perpendicular-to. Notiamo che, da quanto detto sopra, segue che u1โ€ฒโ€ฒโ‰ 0subscriptsuperscript๐‘ขโ€ฒโ€ฒ10. Dato che u1โ€ฒโˆˆL+Msubscriptsuperscript๐‘ขโ€ฒ1๐ฟ๐‘€, possiamo scrivere u1โ€ฒ=v+wsubscriptsuperscript๐‘ขโ€ฒ1๐‘ฃ๐‘ค, per qualche vโˆˆL๐‘ฃ๐ฟ e wโˆˆM๐‘ค๐‘€ (si noti che tale decomposizione non รจ, in generale, unica; lo รจ solo nel caso in cui LโˆฉM={0}๐ฟ๐‘€0, cioรจ quando i due sottospazi affini ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„ sono sghembi). Ora poniamo P0=P1+vsubscript๐‘ƒ0subscript๐‘ƒ1๐‘ฃ e Q0=Q1โˆ’wsubscript๐‘„0subscript๐‘„1๐‘ค; si ha ovviamente P0โˆˆ๐•ƒsubscript๐‘ƒ0๐•ƒ e Q0โˆˆ๐•„subscript๐‘„0๐•„. Affermiamo che P0subscript๐‘ƒ0 e Q0subscript๐‘„0 sono i punti cercati. Infatti, si ha

Q0โˆ’P0subscript๐‘„0subscript๐‘ƒ0 =(Q1โˆ’w)โˆ’(P1+v)absentsubscript๐‘„1๐‘คsubscript๐‘ƒ1๐‘ฃ
=(Q1โˆ’P1)โˆ’(v+w)absentsubscript๐‘„1subscript๐‘ƒ1๐‘ฃ๐‘ค
=u1โˆ’u1โ€ฒabsentsubscript๐‘ข1subscriptsuperscript๐‘ขโ€ฒ1
=u1โ€ฒโ€ฒโˆˆLโŸ‚โˆฉMโŸ‚absentsubscriptsuperscript๐‘ขโ€ฒโ€ฒ1superscript๐ฟperpendicular-tosuperscript๐‘€perpendicular-to

quindi il vettore u=u1โ€ฒโ€ฒ=Q0โˆ’P0๐‘ขsubscriptsuperscript๐‘ขโ€ฒโ€ฒ1subscript๐‘„0subscript๐‘ƒ0 รจ ortogonale ad entrambi i sottospazi affini ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„. Dal lemma precedente segue la conclusione.

Il risultato seguente afferma che la distanza tra due sottospazi affini non incidenti ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„ di uno spazio affine euclideo ๐”ธ๐”ธ si misura lungo una direzione perpendicolare ad entrambi i sottospazi. Inoltre una tale direzione risulta essere unica.

Teorema. Siano ๐•ƒ=(โ„’,L,+)๐•ƒโ„’๐ฟ e ๐•„=(โ„ณ,M,+)๐•„โ„ณ๐‘€ due sottospazi affini (non vuoti) di uno spazio affine euclideo ๐”ธ๐”ธ e siano P0โˆˆโ„’subscript๐‘ƒ0โ„’ e Q0โˆˆโ„ณsubscript๐‘„0โ„ณ due punti tali che dโข(P0,Q0)=dโข(๐•ƒ,๐•„)๐‘‘subscript๐‘ƒ0subscript๐‘„0๐‘‘๐•ƒ๐•„. Allora, indicando con u๐‘ข il vettore Q0โˆ’P0subscript๐‘„0subscript๐‘ƒ0, si ha uโˆˆLโŸ‚โˆฉMโŸ‚๐‘ขsuperscript๐ฟperpendicular-tosuperscript๐‘€perpendicular-to, cioรจ, per ogni vettore vโˆˆL๐‘ฃ๐ฟ e ogni wโˆˆM๐‘ค๐‘€, รจ uโ‹…v=uโ‹…w=0โ‹…๐‘ข๐‘ฃโ‹…๐‘ข๐‘ค0.

Dimostrazione. Se ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„ sono incidenti si ha P0=Q0subscript๐‘ƒ0subscript๐‘„0, quindi u=Q0โˆ’P0=0๐‘ขsubscript๐‘„0subscript๐‘ƒ00. In questo caso la tesi รจ banalmente verificata.

Supponiamo quindi che ๐•ƒโˆฉ๐•„=โˆ…๐•ƒ๐•„. Siano dunque P0โˆˆโ„’subscript๐‘ƒ0โ„’ e Q0โˆˆโ„ณsubscript๐‘„0โ„ณ tali che dโข(P0,Q0)=dโข(๐•ƒ,๐•„)๐‘‘subscript๐‘ƒ0subscript๐‘„0๐‘‘๐•ƒ๐•„: si ha pertanto dโข(P0,Q0)โ‰คdโข(A,B)๐‘‘subscript๐‘ƒ0subscript๐‘„0๐‘‘๐ด๐ต, per ogni Aโˆˆโ„’๐ดโ„’ e ogni Bโˆˆโ„ณ๐ตโ„ณ. Poniamo u=Q0โˆ’P0๐‘ขsubscript๐‘„0subscript๐‘ƒ0 e supponiamo, per assurdo, che uโˆ‰MโŸ‚๐‘ขsuperscript๐‘€perpendicular-to. Ciรฒ significa che esiste un vettore wโˆˆM๐‘ค๐‘€ tale che uโ‹…wโ‰ 0โ‹…๐‘ข๐‘ค0. La situazione รจ schematizzata nella figura seguente:

Figura che mostra due piani L e M. Il punto P0 appartiene a L. I punti Q0 e R appartengono a M. Il vettore u รจ P0,Q0. Il vettore w determina la retta r passante per i punti Q0 e R

Indichiamo con r๐‘Ÿ la retta passante per Q0subscript๐‘„0 e parallela al vettore w๐‘ค: tale retta รจ contenuta in ๐•„๐•„, dato che Q0โˆˆโ„ณsubscript๐‘„0โ„ณ e wโˆˆM๐‘ค๐‘€. Sia R๐‘… il punto della retta r๐‘Ÿ per cui il vettore P0โขRsubscript๐‘ƒ0๐‘… รจ ortogonale al vettore w๐‘ค; R๐‘… รจ dato da

R=Q0โˆ’(uโ‹…wwโ‹…w)โขw๐‘…subscript๐‘„0โ‹…๐‘ข๐‘คโ‹…๐‘ค๐‘ค๐‘ค

Il quadrato della distanza di P0subscript๐‘ƒ0 da R๐‘… รจ:

dโข(P0,R)2๐‘‘superscriptsubscript๐‘ƒ0๐‘…2 =โ€–Rโˆ’P0โ€–2absentsuperscriptnorm๐‘…subscript๐‘ƒ02
=โ€–uโˆ’(uโ‹…wwโ‹…w)โขwโ€–2absentsuperscriptnorm๐‘ขโ‹…๐‘ข๐‘คโ‹…๐‘ค๐‘ค๐‘ค2
=โ€–uโ€–2โˆ’(uโ‹…wโ€–wโ€–)2absentsuperscriptnorm๐‘ข2superscriptโ‹…๐‘ข๐‘คnorm๐‘ค2

Poichรฉ abbiamo supposto che sia uโ‹…wโ‰ 0โ‹…๐‘ข๐‘ค0, si ha

dโข(P0,R)<โ€–uโ€–=dโข(P0,Q0)๐‘‘subscript๐‘ƒ0๐‘…norm๐‘ข๐‘‘subscript๐‘ƒ0subscript๐‘„0

il che contraddice lโ€™ipotesi che P0subscript๐‘ƒ0 e Q0subscript๐‘„0 siano i punti di minima distanza di ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„. Lโ€™assurdo deriva dallโ€™aver supposto che il vettore u๐‘ข non sia perpendicolare al sottospazio M๐‘€; deve pertanto essere uโˆˆMโŸ‚๐‘ขsuperscript๐‘€perpendicular-to. Scambiando i ruoli di ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„ si dimostra, in modo del tutto analogo, che vale anche uโˆˆLโŸ‚๐‘ขsuperscript๐ฟperpendicular-to.

Osservazione. Nel caso in cui il sottospazio affine ๐•ƒ๐•ƒ si riduce a un punto P๐‘ƒ i risultati precedenti permettono di concludere che esiste un unico punto Qโˆˆ๐•„๐‘„๐•„ tale che dโข(P,Q)=dโข(P,๐•„)๐‘‘๐‘ƒ๐‘„๐‘‘๐‘ƒ๐•„. In tal caso, inoltre, il vettore PโขQ๐‘ƒ๐‘„ risulta essere ortogonale a ๐•„๐•„.

Possiamo dunque affermare che, per ogni punto P๐‘ƒ e ogni sottovarietร  lineare ๐•„๐•„ di uno spazio affine euclideo ๐”ธ๐”ธ, esiste un unico punto Qโˆˆ๐•„๐‘„๐•„ tale che il vettore PโขQ๐‘ƒ๐‘„ sia ortogonale a ๐•„๐•„; tale punto Q๐‘„ รจ detto la proiezione ortogonale di P๐‘ƒ su ๐•„๐•„. Risulta cosรฌ definita una funzione

ฯ€๐•„:๐”ธโ†’๐•„:subscript๐œ‹๐•„โ†’๐”ธ๐•„

che associa ad ogni Pโˆˆ๐”ธ๐‘ƒ๐”ธ la sua proiezione ortogonale ฯ€๐•„โข(P)=Qsubscript๐œ‹๐•„๐‘ƒ๐‘„ sul sottospazio affine ๐•„๐•„. Si noti infine che, per ogni punto Pโˆˆ๐•„๐‘ƒ๐•„, si ha ฯ€๐•„โข(P)=Psubscript๐œ‹๐•„๐‘ƒ๐‘ƒ. Da ciรฒ segue che ฯ€๐•„โข(ฯ€๐•„โข(P))=ฯ€๐•„โข(P)subscript๐œ‹๐•„subscript๐œ‹๐•„๐‘ƒsubscript๐œ‹๐•„๐‘ƒ, per ogni Pโˆˆ๐”ธ๐‘ƒ๐”ธ. Questa proprietร  viene comunemente espressa con la seguente notazione: ฯ€๐•„2=ฯ€๐•„โˆ˜ฯ€๐•„=ฯ€๐•„superscriptsubscript๐œ‹๐•„2subscript๐œ‹๐•„subscript๐œ‹๐•„subscript๐œ‹๐•„.