Lezione 38


1 Sottospazi affini

Sia ๐”ธ=(๐’œ,V,+)๐”ธ๐’œ๐‘‰ uno spazio affine sul campo K๐พ.

Definizione. Un sottospazio affine (o sottovarietร  lineare) di ๐”ธ๐”ธ รจ uno spazio affine ๐”น=(โ„ฌ,W,+)๐”นโ„ฌ๐‘Š, ove โ„ฌโ„ฌ รจ un sottoinsieme di ๐’œ๐’œ, W๐‘Š รจ un sottospazio vettoriale di V๐‘‰ e lโ€™operazione +:โ„ฌร—Wโ†’โ„ฌ รจ indotta, per restrizione, dallโ€™operazione +:๐’œร—Vโ†’๐’œ definita nello spazio affine ๐”ธ๐”ธ.

La struttura dei sottospazi affini di uno spazio affine ๐”ธ๐”ธ รจ ulteriormente precisata dal seguente risultato:

Teorema. Sia ๐”น=(โ„ฌ,W,+)๐”นโ„ฌ๐‘Š un sottospazio affine dello spazio affine ๐”ธ=(๐’œ,V,+)๐”ธ๐’œ๐‘‰. Per ogni punto Pโˆˆโ„ฌ๐‘ƒโ„ฌ, si ha

โ„ฌ=P+W={P+w:wโˆˆW}โ„ฌ๐‘ƒ๐‘Šconditional-set๐‘ƒ๐‘ค๐‘ค๐‘Š

Dimostrazione. Fissato Pโˆˆโ„ฌ๐‘ƒโ„ฌ, dalla definizione di spazio affine segue che, per ogni vettore wโˆˆW๐‘ค๐‘Š, il punto Q=P+w๐‘„๐‘ƒ๐‘ค appartiene allโ€™insieme โ„ฌโ„ฌ. Viceversa, dalla proprietร ย (3) della definizione di spazio affine, segue che, per ogni Qโˆˆโ„ฌ๐‘„โ„ฌ, esiste un unico vettore wโˆˆW๐‘ค๐‘Š tale che Q=P+w๐‘„๐‘ƒ๐‘ค.

Osservazione. Se ๐”ธ=(๐’œ,V,+)๐”ธ๐’œ๐‘‰ รจ uno spazio affine e W๐‘Š รจ un sottospazio vettoriale di V๐‘‰, per ogni punto Pโˆˆ๐’œ๐‘ƒ๐’œ si puรฒ costruire un sottospazio affine ๐”น=(โ„ฌ,W,+)๐”นโ„ฌ๐‘Š di ๐”ธ๐”ธ ponendo

โ„ฌ=P+W={P+w:wโˆˆW}โ„ฌ๐‘ƒ๐‘Šconditional-set๐‘ƒ๐‘ค๐‘ค๐‘Š

e definendo lโ€™operazione + come la restrizione dellโ€™operazione di somma tra punti e vettori definita in ๐”ธ๐”ธ. La verifica che ๐”น๐”น รจ uno spazio affine รจ immediata.

Il sottospazio affine ๐”น๐”น cosรฌ definito verrร  spesso indicato semplicemente con ๐”น=P+W๐”น๐‘ƒ๐‘Š: esso รจ detto il sottospazio affine di ๐”ธ๐”ธ passante per il punto P๐‘ƒ e parallelo al sottospazio W๐‘Š. Il sottospazio vettoriale W๐‘Š รจ anche detto la giacitura di ๐”น๐”น.

Osservazione. Un sottospazio affine di ๐”ธ๐”ธ di dimensioneย 00 รจ semplicemente un punto di ๐”ธ๐”ธ. Un sottospazio affine di dimensioneย 11 รจ detto una retta, un sottospazio affine di dimensioneย 22 รจ detto un piano e, se dim๐”ธ=ndimension๐”ธ๐‘›, un sottospazio affine di ๐”ธ๐”ธ di dimensioneย nโˆ’1๐‘›1 รจ detto un iperpiano.

Definizione. Sia ๐’ฎ๐’ฎ un sottoinsieme non vuoto (dellโ€™insieme dei punti) di uno spazio affine ๐”ธ๐”ธ. Il piรน piccolo sottospazio affine di ๐”ธ๐”ธ contenente ๐’ฎ๐’ฎ รจ detto il sottospazio affine generato da ๐’ฎ๐’ฎ ed รจ indicato con โŸจ๐’ฎโŸฉdelimited-โŸจโŸฉ๐’ฎ.

Teorema. Sia ๐”ธ=(๐’œ,V,+)๐”ธ๐’œ๐‘‰ uno spazio affine e ๐’ฎ๐’ฎ un sottoinsieme non vuoto di ๐’œ๐’œ. Fissato arbitrariamente un punto Pโˆˆ๐’ฎ๐‘ƒ๐’ฎ indichiamo con W๐‘Š il sottospazio vettoriale di V๐‘‰ generato dallโ€™insieme dei vettori vQ=Qโˆ’Psubscript๐‘ฃ๐‘„๐‘„๐‘ƒ, al variare del punto Q๐‘„ in ๐’ฎ๐’ฎ. Allora si ha โŸจ๐’ฎโŸฉ=P+Wdelimited-โŸจโŸฉ๐’ฎ๐‘ƒ๐‘Š.

Dimostrazione. Indichiamo con ๐”น๐”น il sottospazio affine ๐”น=P+W๐”น๐‘ƒ๐‘Š di ๐”ธ๐”ธ. Per ogni Qโˆˆ๐’ฎ๐‘„๐’ฎ, si ha Q=P+(Qโˆ’P)=P+vQโˆˆ๐”น๐‘„๐‘ƒ๐‘„๐‘ƒ๐‘ƒsubscript๐‘ฃ๐‘„๐”น, il che dimostra che ๐’ฎโІ๐”น๐’ฎ๐”น. Per dimostrare che โŸจ๐’ฎโŸฉ=๐”นdelimited-โŸจโŸฉ๐’ฎ๐”น bisogna quindi dimostrare che ๐”น๐”น รจ il piรน piccolo sottospazio affine di ๐”ธ๐”ธ contenente ๐’ฎ๐’ฎ, cioรจ che ogni sottospazio affine di ๐”ธ๐”ธ contenente ๐’ฎ๐’ฎ contiene anche ๐”น๐”น. Sia dunque ๐”ธโ€ฒ=(๐’œโ€ฒ,Vโ€ฒ,+)superscript๐”ธโ€ฒsuperscript๐’œโ€ฒsuperscript๐‘‰โ€ฒ un sottospazio affine di ๐”ธ๐”ธ contenente ๐’ฎ๐’ฎ. Per ogni P,Qโˆˆ๐’ฎ๐‘ƒ๐‘„๐’ฎ si ha anche P,Qโˆˆ๐”ธโ€ฒ๐‘ƒ๐‘„superscript๐”ธโ€ฒ e quindi vQ=Qโˆ’PโˆˆVโ€ฒsubscript๐‘ฃ๐‘„๐‘„๐‘ƒsuperscript๐‘‰โ€ฒ. Il sottospazio vettoriale Vโ€ฒsuperscript๐‘‰โ€ฒ contiene dunque lโ€™insieme dei vettori vQ=Qโˆ’Psubscript๐‘ฃ๐‘„๐‘„๐‘ƒ, al variare di Q๐‘„ in ๐’ฎ๐’ฎ, e pertanto contiene anche il sottospazio vettoriale W๐‘Š da essi generato. Per ogni vettore wโˆˆW๐‘ค๐‘Š si ha quindi P+wโˆˆ๐”ธโ€ฒ๐‘ƒ๐‘คsuperscript๐”ธโ€ฒ, il che dimostra che ๐”นโІ๐”ธ๐”น๐”ธ.

Come giร  accadeva nel caso degli spazi vettoriali, lโ€™unione di due sottospazi affini di uno spazio affine ๐”ธ๐”ธ non รจ, in generale, un sottospazio affine di ๐”ธ๐”ธ. Definiamo dunque la somma di due sottospazi affini ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„, che indicheremo con ๐•ƒโˆจ๐•„๐•ƒ๐•„, come il sottospazio affine generato dallโ€™unione di ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„, cioรจ come il piรน piccolo sottospazio affine di ๐”ธ๐”ธ contenente ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„. Nel caso particolare in cui i sottospazi affini in questione sono due punti, P๐‘ƒ e Q๐‘„, con la notazione PโˆจQ๐‘ƒ๐‘„ si indica dunque il piรน piccolo sottospazio affine contenente i punti P๐‘ƒ e Q๐‘„, cioรจ la retta passante per P๐‘ƒ e Q๐‘„ (se i punti P๐‘ƒ e Q๐‘„ sono distinti). Analogamente, dati tre punti P๐‘ƒ, Q๐‘„ e R๐‘… di uno spazio affine ๐”ธ๐”ธ, la notazione PโˆจQโˆจR๐‘ƒ๐‘„๐‘… indica il piรน piccolo sottospazio affine di ๐”ธ๐”ธ contenente i tre punti dati, cioรจ il piano passante per P๐‘ƒ, Q๐‘„ e R๐‘…, se i tre punti in questione non sono allineati.

Per la somma di due sottospazi affini vale il seguente risultato:

Teorema. Siano ๐•ƒ=(โ„’,L,+)๐•ƒโ„’๐ฟ e ๐•„=(โ„ณ,M,+)๐•„โ„ณ๐‘€ due sottospazi affini di uno spazio affine ๐”ธ๐”ธ. Se โ„’โˆฉโ„ณโ‰ โˆ…โ„’โ„ณ, allora

๐•ƒโˆจ๐•„=P+(L+M)={P+v:vโˆˆL+M}๐•ƒ๐•„๐‘ƒ๐ฟ๐‘€conditional-set๐‘ƒ๐‘ฃ๐‘ฃ๐ฟ๐‘€

per ogni punto Pโˆˆโ„’โˆชโ„ณ๐‘ƒโ„’โ„ณ. Se invece โ„’โˆฉโ„ณ=โˆ…โ„’โ„ณ, allora

๐•ƒโˆจ๐•„=P+(L+M+โŸจuโŸฉ)={P+v:vโˆˆL+M+โŸจuโŸฉ}๐•ƒ๐•„๐‘ƒ๐ฟ๐‘€delimited-โŸจโŸฉ๐‘ขconditional-set๐‘ƒ๐‘ฃ๐‘ฃ๐ฟ๐‘€delimited-โŸจโŸฉ๐‘ข

ove Pโˆˆโ„’โˆชโ„ณ๐‘ƒโ„’โ„ณ e u=Bโˆ’A๐‘ข๐ต๐ด, con Aโˆˆโ„’๐ดโ„’ e Bโˆˆโ„ณ๐ตโ„ณ.

Dimostrazione. Consideriamo dapprima il caso in cui โ„’โˆฉโ„ณโ‰ โˆ…โ„’โ„ณ. Sia Aโˆˆโ„’โˆฉโ„ณ๐ดโ„’โ„ณ e fissiamo un punto Pโˆˆโ„’โˆชโ„ณ๐‘ƒโ„’โ„ณ. A meno di scambiare i ruoli di โ„’โ„’ e โ„ณโ„ณ, non รจ restrittivo supporre che Pโˆˆโ„’๐‘ƒโ„’. Consideriamo dunque il sottospazio affine ๐”น=P+(L+M)๐”น๐‘ƒ๐ฟ๐‘€. Per dimostrare che ๐”น=๐•ƒโˆจ๐•„๐”น๐•ƒ๐•„ dobbiamo dimostrare che ๐”น๐”น รจ il piรน piccolo sottospazio affine di ๐”ธ๐”ธ che contiene ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„. Per ogni punto Qโˆˆ๐•ƒ๐‘„๐•ƒ il vettore v=Qโˆ’P๐‘ฃ๐‘„๐‘ƒ appartiene allo spazio vettoriale L๐ฟ, quindi Q=P+vโˆˆP+LโІ๐”น๐‘„๐‘ƒ๐‘ฃ๐‘ƒ๐ฟ๐”น; ciรฒ dimostra che ๐•ƒโІ๐”น๐•ƒ๐”น. Per dimostrare che anche ๐•„โІ๐”น๐•„๐”น, consideriamo un punto Rโˆˆ๐•„๐‘…๐•„ e poniamo w=Rโˆ’A๐‘ค๐‘…๐ด (notiamo che wโˆˆM๐‘ค๐‘€, dato che anche il punto A๐ด appartiene a ๐•„๐•„). Dato che i punti A๐ด e P๐‘ƒ appartengono a ๐•ƒ๐•ƒ, il vettore u=Aโˆ’P๐‘ข๐ด๐‘ƒ appartiene al sottospazio vettoriale L๐ฟ. Si ha dunque

R=P+(Aโˆ’P)+(Rโˆ’A)=P+u+wโˆˆP+(L+M)๐‘…๐‘ƒ๐ด๐‘ƒ๐‘…๐ด๐‘ƒ๐‘ข๐‘ค๐‘ƒ๐ฟ๐‘€

pertanto Rโˆˆ๐”น๐‘…๐”น. Abbiamo cosรฌ dimostrato che ๐”น๐”น contiene ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„.

Sia ora ๐”นโ€ฒsuperscript๐”นโ€ฒ un sottospazio affine di ๐”ธ๐”ธ contenente ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„. Se indichiamo con W๐‘Š lo spazio vettoriale soggiacente a ๐”นโ€ฒsuperscript๐”นโ€ฒ, si ha WโЇL๐ฟ๐‘Š e WโЇM๐‘€๐‘Š, pertanto WโЇL+M๐ฟ๐‘€๐‘Š. Poichรฉ anche Pโˆˆ๐”นโ€ฒ๐‘ƒsuperscript๐”นโ€ฒ, si ha ๐”น=P+(L+M)โІ๐”นโ€ฒ๐”น๐‘ƒ๐ฟ๐‘€superscript๐”นโ€ฒ, il che dimostra che ๐”น๐”น รจ il piรน piccolo sottospazio affine di ๐”ธ๐”ธ contenente ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„, cioรจ ๐”น=๐•ƒโˆจ๐•„๐”น๐•ƒ๐•„.

Consideriamo ora il caso in cui โ„’โˆฉโ„ณ=โˆ…โ„’โ„ณ. Siano Aโˆˆโ„’๐ดโ„’, Bโˆˆโ„ณ๐ตโ„ณ e poniamo u=Bโˆ’A๐‘ข๐ต๐ด, fissiamo inoltre un punto Pโˆˆโ„’โˆชโ„ณ๐‘ƒโ„’โ„ณ. Anche in questo caso, a meno di scambiare i ruoli di โ„’โ„’ e โ„ณโ„ณ, non รจ restrittivo supporre che Pโˆˆโ„’๐‘ƒโ„’. Consideriamo il sottospazio affine ๐”น=P+(L+M+โŸจuโŸฉ)๐”น๐‘ƒ๐ฟ๐‘€delimited-โŸจโŸฉ๐‘ข. Per dimostrare che ๐”น=๐•ƒโˆจ๐•„๐”น๐•ƒ๐•„ bisogna dimostrare che ๐”น๐”น รจ il piรน piccolo sottospazio affine di ๐”ธ๐”ธ che contiene ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„. Come nel caso precedente, per ogni punto Qโˆˆ๐•ƒ๐‘„๐•ƒ il vettore v=Qโˆ’P๐‘ฃ๐‘„๐‘ƒ appartiene allo spazio vettoriale L๐ฟ, quindi Q=P+vโˆˆP+LโІ๐”น๐‘„๐‘ƒ๐‘ฃ๐‘ƒ๐ฟ๐”น; ciรฒ dimostra che ๐•ƒโІ๐”น๐•ƒ๐”น. Per dimostrare che anche ๐•„โІ๐”น๐•„๐”น, consideriamo un punto Rโˆˆ๐•„๐‘…๐•„ e notiamo che si ha

R=P+(Aโˆ’P)+(Bโˆ’A)+(Rโˆ’B)๐‘…๐‘ƒ๐ด๐‘ƒ๐ต๐ด๐‘…๐ต

Ora basta osservare che il vettore Aโˆ’P๐ด๐‘ƒ appartiene a L๐ฟ, dato che A,Pโˆˆ๐•ƒ๐ด๐‘ƒ๐•ƒ, che Rโˆ’BโˆˆM๐‘…๐ต๐‘€ dato che i punti B๐ต e R๐‘… appartengono a ๐•„๐•„ e che Bโˆ’A=u๐ต๐ด๐‘ข, per concludere che RโˆˆP+(L+M+โŸจuโŸฉ)=๐”น๐‘…๐‘ƒ๐ฟ๐‘€delimited-โŸจโŸฉ๐‘ข๐”น. Abbiamo cosรฌ dimostrato che ๐”น๐”น contiene ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„.

Consideriamo ora un sottospazio affine ๐”นโ€ฒsuperscript๐”นโ€ฒ contenente ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„. Se indichiamo con W๐‘Š lo spazio vettoriale soggiacente a ๐”นโ€ฒsuperscript๐”นโ€ฒ, si ha WโЇL๐ฟ๐‘Š e WโЇM๐‘€๐‘Š. Inoltre, poichรฉ A,Bโˆˆ๐”นโ€ฒ๐ด๐ตsuperscript๐”นโ€ฒ, si ha anche u=Bโˆ’AโˆˆW๐‘ข๐ต๐ด๐‘Š, quindi WโЇL+M+โŸจuโŸฉ๐ฟ๐‘€delimited-โŸจโŸฉ๐‘ข๐‘Š. Si ha dunque ๐”น=P+(L+M+โŸจuโŸฉ)โІ๐”นโ€ฒ๐”น๐‘ƒ๐ฟ๐‘€delimited-โŸจโŸฉ๐‘ขsuperscript๐”นโ€ฒ. Pertanto ๐”น๐”น รจ il piรน piccolo sottospazio affine di ๐”ธ๐”ธ contenente ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„, cioรจ ๐”น=๐•ƒโˆจ๐•„๐”น๐•ƒ๐•„.

A differenza dellโ€™unione, lโ€™intersezione di due o piรน sottospazi affini รจ, solitamente, un sottospazio affine. Si ha infatti:

Teorema. Sia ๐”นi=(โ„ฌi,Wi,+)subscript๐”น๐‘–subscriptโ„ฌ๐‘–subscript๐‘Š๐‘–, iโˆˆI๐‘–๐ผ, una famiglia di sottospazi affini di uno spazio affine ๐”ธ=(๐’œ,V,+)๐”ธ๐’œ๐‘‰. Se โ‹‚iโˆˆIโ„ฌiโ‰ โˆ…subscript๐‘–๐ผsubscriptโ„ฌ๐‘–, lโ€™intersezione dei sottospazi affini ๐”นisubscript๐”น๐‘– รจ un sottospazio affine di ๐”ธ๐”ธ, il cui insieme dei punti รจ โ‹‚iโˆˆIโ„ฌisubscript๐‘–๐ผsubscriptโ„ฌ๐‘– e il cui spazio direttore รจ โ‹‚iโˆˆIWisubscript๐‘–๐ผsubscript๐‘Š๐‘–. Si ha cioรจ

โ‹‚iโˆˆI๐”นi=(โ‹‚iโˆˆIโ„ฌi,โ‹‚iโˆˆIWi,+)subscript๐‘–๐ผsubscript๐”น๐‘–subscript๐‘–๐ผsubscriptโ„ฌ๐‘–subscript๐‘–๐ผsubscript๐‘Š๐‘–

Dimostrazione. La dimostrazione si riduce alla verifica che per la terna

(โ‹‚iโˆˆIโ„ฌi,โ‹‚iโˆˆIWi,+)subscript๐‘–๐ผsubscriptโ„ฌ๐‘–subscript๐‘–๐ผsubscript๐‘Š๐‘–

valgono le proprietร  (1), (2) e (3) della definizione di spazio affine, il che รจ del tutto ovvio.

Osservazione. Lโ€™unico caso in cui lโ€™intersezione di due o piรน sottospazi affini non รจ un sottospazio affine si ha quando tale intersezione รจ lโ€™insieme vuoto. Risulta pertanto conveniente considerare anche lโ€™insieme vuoto come uno spazio affine. Naturalmente, la dimensione di un tale spazio affine non รจ definita. รˆ comunque possibile attribuire una dimensione allo spazio affine vuoto ponendo dimโˆ…=โˆ’1dimension1 (a tal proposito, si ricordi che uno spazio affine di dimensione zero non รจ vuoto, ma รจ costituito da un solo punto).

Osservazione. Dato un sottoinsieme ๐’ฎ๐’ฎ di uno spazio affine ๐”ธ๐”ธ, si puรฒ ora facilmente verificare che il sottospazio affine di ๐”ธ๐”ธ generato da ๐’ฎ๐’ฎ coincide con lโ€™intersezione di tutti i sottospazi affini di ๐”ธ๐”ธ contenenti ๐’ฎ๐’ฎ.

Per quanto riguarda le posizioni reciproche di due sottospazi affini, possiamo dare la seguente definizione:

Definizione. Siano ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„ due sottospazi affini di uno spazio affine ๐”ธ๐”ธ, di sottospazi direttori L๐ฟ e M๐‘€, rispettivamente.

  1. 1.

    ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„ sono incidenti se ๐•ƒโˆฉ๐•„โ‰ โˆ…๐•ƒ๐•„;

  2. 2.

    ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„ sono paralleli se Lโ‰ {0}๐ฟ0, Mโ‰ {0}๐‘€0 e se inoltre si ha LโІM๐ฟ๐‘€ oppure MโІL๐‘€๐ฟ;

  3. 3.

    ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„ sono sghembi se ๐•ƒโˆฉ๐•„=โˆ…๐•ƒ๐•„ e LโˆฉM={0}๐ฟ๐‘€0.

Da quanto visto segue il seguente risultato:

Corollario. Siano ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„ due sottospazi affini di ๐”ธ๐”ธ. Se ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„ sono incidenti oppure sghembi, si ha

dim(๐•ƒโˆจ๐•„)=dim๐•ƒ+dim๐•„โˆ’dim(๐•ƒโˆฉ๐•„)dimension๐•ƒ๐•„dimension๐•ƒdimension๐•„dimension๐•ƒ๐•„

altrimenti

dim(๐•ƒโˆจ๐•„)<dim๐•ƒ+dim๐•„โˆ’dim(๐•ƒโˆฉ๐•„)dimension๐•ƒ๐•„dimension๐•ƒdimension๐•„dimension๐•ƒ๐•„

Dimostrazione. Indichiamo con L๐ฟ e M๐‘€ i sottospazi direttori di ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„, rispettivamente. Se ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„ sono incidenti, ๐•ƒโˆฉ๐•„๐•ƒ๐•„ รจ un sottospazio affine il cui spazio direttore รจ LโˆฉM๐ฟ๐‘€, mentre lo spazio vettoriale soggiacente a ๐•ƒโˆจ๐•„๐•ƒ๐•„ รจ la somma dei sottospazi L๐ฟ e M๐‘€. Dalla formula di Grassmann segue allora che

dim(๐•ƒโˆจ๐•„)dimension๐•ƒ๐•„ =dim(L+M)absentdimension๐ฟ๐‘€
=dimL+dimMโˆ’dim(LโˆฉM)absentdimension๐ฟdimension๐‘€dimension๐ฟ๐‘€
=dim๐•ƒ+dim๐•„โˆ’dim(๐•ƒโˆฉ๐•„)absentdimension๐•ƒdimension๐•„dimension๐•ƒ๐•„

Se ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„ sono sghembi, si ha ๐•ƒโˆฉ๐•„=โˆ…๐•ƒ๐•„ e LโˆฉM={0}๐ฟ๐‘€0. Avendo posto, per convenzione, dimโˆ…=โˆ’1dimension1, si deduce che

dim(๐•ƒโˆจ๐•„)dimension๐•ƒ๐•„ =dim(L+M+โŸจuโŸฉ)absentdimension๐ฟ๐‘€delimited-โŸจโŸฉ๐‘ข
=dimL+dimM+1absentdimension๐ฟdimension๐‘€1
=dim๐•ƒ+dim๐•„โˆ’dim(๐•ƒโˆฉ๐•„)absentdimension๐•ƒdimension๐•„dimension๐•ƒ๐•„

Se invece ๐•ƒ๐•ƒ e ๐•„๐•„ non sono incidenti nรฉ sghembi, si ha ๐•ƒโˆฉ๐•„=โˆ…๐•ƒ๐•„ e LโˆฉMโ‰ {0}๐ฟ๐‘€0, e dunque dim(LโˆฉM)>0dimension๐ฟ๐‘€0. In questo caso si deduce facilmente che

dim(๐•ƒโˆจ๐•„)dimension๐•ƒ๐•„ =dim(L+M+โŸจuโŸฉ)absentdimension๐ฟ๐‘€delimited-โŸจโŸฉ๐‘ข
=dimL+dimMโˆ’dim(LโˆฉM)+1absentdimension๐ฟdimension๐‘€dimension๐ฟ๐‘€1
<dimL+dimM+1absentdimension๐ฟdimension๐‘€1
=dim๐•ƒ+dim๐•„โˆ’dim(๐•ƒโˆฉ๐•„)absentdimension๐•ƒdimension๐•„dimension๐•ƒ๐•„