Lezione 35


1 Il prodotto scalare hermitiano

Il campo dei numeri complessi si può identificare con lo spazio vettoriale 2superscript2 associando a z=a+ib𝑧𝑎𝑖𝑏 il vettore (a,b)2𝑎𝑏superscript2. Il quadrato della norma di tale vettore è uguale al quadrato del modulo del numero complesso z𝑧:

|z|2=zz¯=a2+b2superscript𝑧2𝑧¯𝑧superscript𝑎2superscript𝑏2

(ricordiamo che il coniugato z¯¯𝑧 di un numero complesso z=a+ib𝑧𝑎𝑖𝑏 è definito ponendo z¯=aib¯𝑧𝑎𝑖𝑏).

In modo analogo, lo spazio vettoriale nsuperscript𝑛 si può identificare con 2nsuperscript2𝑛 associando a (z1,,zn)nsubscript𝑧1subscript𝑧𝑛superscript𝑛 il vettore (a1,b1,,an,bn)2nsubscript𝑎1subscript𝑏1subscript𝑎𝑛subscript𝑏𝑛superscript2𝑛, ove zj=aj+ibjsubscript𝑧𝑗subscript𝑎𝑗𝑖subscript𝑏𝑗, per j=1,,n𝑗1𝑛. Osserviamo che il quadrato della norma di tale vettore è dato da

(z1,,zn)2=j=1nzjzj¯=j=1n|zj|2=j=1n(aj2+bj2)superscriptnormsubscript𝑧1subscript𝑧𝑛2superscriptsubscript𝑗1𝑛subscript𝑧𝑗¯subscript𝑧𝑗superscriptsubscript𝑗1𝑛superscriptsubscript𝑧𝑗2superscriptsubscript𝑗1𝑛superscriptsubscript𝑎𝑗2superscriptsubscript𝑏𝑗2

Questo porta a introdurre un prodotto scalare in nsuperscript𝑛 che estende e generalizza il prodotto scalare euclideo già introdotto in nsuperscript𝑛.

Definizione. Dati due vettori v=(z1,z2,,zn)𝑣subscript𝑧1subscript𝑧2subscript𝑧𝑛, w=(ζ1,ζ2,,ζn)𝑤subscript𝜁1subscript𝜁2subscript𝜁𝑛 di nsuperscript𝑛, il loro prodotto scalare (detto anche prodotto scalare hermitiano) è definito ponendo

vw=z1ζ¯1+z2ζ¯2++znζ¯n=j=1nzjζ¯j𝑣𝑤subscript𝑧1subscript¯𝜁1subscript𝑧2subscript¯𝜁2subscript𝑧𝑛subscript¯𝜁𝑛superscriptsubscript𝑗1𝑛subscript𝑧𝑗subscript¯𝜁𝑗

In base a questa definizione, per ogni vn𝑣superscript𝑛, si ha

vv=j=1nzjz¯j=j=1n|zj|2=v2𝑣𝑣superscriptsubscript𝑗1𝑛subscript𝑧𝑗subscript¯𝑧𝑗superscriptsubscript𝑗1𝑛superscriptsubscript𝑧𝑗2superscriptnorm𝑣2

e quindi, come nel caso del prodotto scalare in nsuperscript𝑛, si ottiene

v=vvnorm𝑣𝑣𝑣

È importante osservare che mentre il prodotto scalare in nsuperscript𝑛 è simmetrico, nel caso del prodotto scalare hermitiano in nsuperscript𝑛 vale la seguente proprietà:

wv=vw¯𝑤𝑣¯𝑣𝑤

per ogni v,wn𝑣𝑤superscript𝑛.

Più precisamente, il prodotto scalare hermitiano in nsuperscript𝑛 soddisfa le seguenti proprietà:

  1. 1.

    (λ1v1+λ2v2)w=λ1v1w+λ2v2wsubscript𝜆1subscript𝑣1subscript𝜆2subscript𝑣2𝑤subscript𝜆1subscript𝑣1𝑤subscript𝜆2subscript𝑣2𝑤,

  2. 2.

    v(μ1w1+μ2w2)=μ¯1vw1+μ¯2vw2𝑣subscript𝜇1subscript𝑤1subscript𝜇2subscript𝑤2subscript¯𝜇1𝑣subscript𝑤1subscript¯𝜇2𝑣subscript𝑤2,

  3. 3.

    wv=vw¯𝑤𝑣¯𝑣𝑤,

per ogni λ1,λ2,μ1,μ2subscript𝜆1subscript𝜆2subscript𝜇1subscript𝜇2 e ogni v,v1,v2,w,w1,w2n𝑣subscript𝑣1subscript𝑣2𝑤subscript𝑤1subscript𝑤2superscript𝑛.

La proprietà (1) afferma che il prodotto scalare è lineare nel primo argomento, mentre la (2) afferma che esso è coniugato-lineare (o antilineare) nel secondo.

Più in generale, possiamo dare la seguente definizione:

Definizione. Sia V𝑉 uno spazio vettoriale definito sul campo dei numeri complessi . Una forma sesquilineare su V𝑉 è una funzione

V×V,(v,w)g(v,w)formulae-sequence𝑉𝑉maps-to𝑣𝑤𝑔𝑣𝑤

lineare rispetto al primo argomento e antilineare rispetto al secondo, cioè tale che

  1. 1.

    g(λ1v1+λ2v2,w)=λ1g(v1,w)+λ2g(v2,w)𝑔subscript𝜆1subscript𝑣1subscript𝜆2subscript𝑣2𝑤subscript𝜆1𝑔subscript𝑣1𝑤subscript𝜆2𝑔subscript𝑣2𝑤,

  2. 2.

    g(v,μ1w1+μ2w2)=μ¯1g(v,w1)+μ¯2g(v,w2)𝑔𝑣subscript𝜇1subscript𝑤1subscript𝜇2subscript𝑤2subscript¯𝜇1𝑔𝑣subscript𝑤1subscript¯𝜇2𝑔𝑣subscript𝑤2,

per ogni λ1,λ2,μ1,μ2subscript𝜆1subscript𝜆2subscript𝜇1subscript𝜇2 e ogni v,v1,v2,w,w1,w2V𝑣subscript𝑣1subscript𝑣2𝑤subscript𝑤1subscript𝑤2𝑉.

Una forma sesquilineare g𝑔 è detta hermitiana se

g(w,v)=g(v,w)¯𝑔𝑤𝑣¯𝑔𝑣𝑤

per ogni v,wV𝑣𝑤𝑉.

Osservazione. Notiamo che se g:V×V:𝑔𝑉𝑉 è una forma hermitiana, per ogni vettore vV𝑣𝑉 si ha g(v,v)=g(v,v)¯𝑔𝑣𝑣¯𝑔𝑣𝑣, da cui segue che g(v,v)𝑔𝑣𝑣 è un numero reale. Possiamo quindi estendere al caso delle forme hermitiane le definizioni di forma definita positiva, definita negativa, ecc.

Diremo quindi che la forma hermitiana g𝑔 è:

  1. 1.

    definita positiva se g(v,v)>0𝑔𝑣𝑣0, per ogni vV𝑣𝑉, v0𝑣0;

  2. 2.

    definita negativa se g(v,v)<0𝑔𝑣𝑣0, per ogni vV𝑣𝑉, v0𝑣0;

  3. 3.

    semidefinita positiva se g(v,v)0𝑔𝑣𝑣0, per ogni vV𝑣𝑉;

  4. 4.

    semidefinita negativa se g(v,v)0𝑔𝑣𝑣0, per ogni vV𝑣𝑉;

  5. 5.

    indefinita se esistono v,wV𝑣𝑤𝑉 tali che g(v,v)>0𝑔𝑣𝑣0 e g(w,w)<0𝑔𝑤𝑤0.

Le definizioni e i risultati ottenuti per gli spazi vettoriali reali dotati di una forma bilineare simmetrica possono essere facilmente estesi agli spazi vettoriali complessi dotati di una forma hermitiana. Ad esempio: due vettori v,wV𝑣𝑤𝑉 si dicono ortogonali se g(v,w)=0𝑔𝑣𝑤0, un vettore v𝑣 è normalizzato se g(v,v)=1𝑔𝑣𝑣1, una base di V𝑉 si dice ortogonale se è formata da vettori a due a due ortogonali, una base ortonormale è una base ortogonale in cui tutti i vettori sono normalizzati, ecc.

1.1 Matrici associate alle forme hermitiane

Sia V𝑉 uno spazio vettoriale di dimensione finita sul campo e sia g𝑔 una forma sesquilineare definita su V𝑉. Consideriamo una base 𝐯={v1,,vn}𝐯subscript𝑣1subscript𝑣𝑛 di V𝑉 e poniamo gi,j=g(vi,vj)subscript𝑔𝑖𝑗𝑔subscript𝑣𝑖subscript𝑣𝑗, per ogni i,j=1,,nformulae-sequence𝑖𝑗1𝑛. Gli scalari gi,jsubscript𝑔𝑖𝑗 formano una matrice quadrata, di ordine n𝑛, a coefficienti in .

Definizione. La matrice G=(gi,j)𝐺subscript𝑔𝑖𝑗 è detta la matrice della forma sesquilineare g𝑔, rispetto alla base 𝐯𝐯 di V𝑉. Quando sarà opportuno indicare esplicitamente la dipendenza dalla base di V𝑉, scriveremo G=M𝐯𝐯(g)𝐺subscript𝑀𝐯𝐯𝑔.

La conoscenza della matrice di g𝑔 permette di calcolare g(v,w)𝑔𝑣𝑤 per ogni coppia di vettori v,wV𝑣𝑤𝑉. Infatti, esprimendo v𝑣 e w𝑤 come combinazioni lineari dei vettori della base di V𝑉,

v=i=1nλivi,w=j=1nμjvjformulae-sequence𝑣superscriptsubscript𝑖1𝑛subscript𝜆𝑖subscript𝑣𝑖𝑤superscriptsubscript𝑗1𝑛subscript𝜇𝑗subscript𝑣𝑗

grazie alla sesquilinearità di g𝑔, si ha:

g(v,w)=g(i=1nλivi,j=1nμjvj)=i,j=1nλiμ¯jgi,j𝑔𝑣𝑤𝑔superscriptsubscript𝑖1𝑛subscript𝜆𝑖subscript𝑣𝑖superscriptsubscript𝑗1𝑛subscript𝜇𝑗subscript𝑣𝑗superscriptsubscript𝑖𝑗1𝑛subscript𝜆𝑖subscript¯𝜇𝑗subscript𝑔𝑖𝑗

Considerando i vettori (λ1,λ2,,λn)𝐯superscriptsubscript𝜆1subscript𝜆2subscript𝜆𝑛𝐯 e (μ1,μ2,,μn)𝐯superscriptsubscript𝜇1subscript𝜇2subscript𝜇𝑛𝐯, costituiti dalle componenti di v𝑣 e w𝑤 rispetto alla base 𝐯𝐯 di V𝑉, è possibile esprimere g(v,w)𝑔𝑣𝑤 in termini di prodotti tra matrici e vettori come segue:

g(v,w)=(λ1,,λn)𝐯G(μ¯1μ¯n)𝐯=(λ1,,λn)𝐯M𝐯𝐯(g)(μ¯1μ¯n)𝐯𝑔𝑣𝑤superscriptsubscript𝜆1subscript𝜆𝑛𝐯𝐺superscriptmatrixsubscript¯𝜇1subscript¯𝜇𝑛𝐯superscriptsubscript𝜆1subscript𝜆𝑛𝐯subscript𝑀𝐯𝐯𝑔superscriptmatrixsubscript¯𝜇1subscript¯𝜇𝑛𝐯

Ad ogni forma sesquilineare g𝑔 su V𝑉 possiamo quindi associare una matrice quadrata G=M𝐯𝐯(g)𝐺subscript𝑀𝐯𝐯𝑔 a coefficienti in la quale, ovviamente, dipende dalla scelta di una base di V𝑉. È immediato verificare che la forma sesquilineare g𝑔 è hermitiana se e solo se gi,j=g¯j,isubscript𝑔𝑖𝑗subscript¯𝑔𝑗𝑖, per ogni i,j=1,,nformulae-sequence𝑖𝑗1𝑛, cioè se e solo se la matrice G𝐺 è tale che G=G¯T𝐺superscript¯𝐺𝑇.

Definizione. Data una matrice AMn()𝐴subscript𝑀𝑛 poniamo A=A¯Tsuperscript𝐴superscript¯𝐴𝑇. La matrice Asuperscript𝐴 è detta la trasposta coniugata di A𝐴. A𝐴 è una matrice hermitiana se A=Asuperscript𝐴𝐴. Se si ha A=Asuperscript𝐴𝐴, A𝐴 è detta anti-hermitiana.

Osservazione. Notiamo che se A=(ai,j)Mn()𝐴subscript𝑎𝑖𝑗subscript𝑀𝑛 è una matrice hermitiana, gli elementi diagonali devono soddisfare la seguente proprietà: ai,i=a¯i,isubscript𝑎𝑖𝑖subscript¯𝑎𝑖𝑖. Da ciò si deduce che gli elementi sulla diagonale principale di una matrice hermitiana A𝐴 sono numeri reali e pertanto la traccia di A𝐴 è reale.

Osservazione. L’operazione di trasposizione coniugata soddisfa le proprietà seguenti:

(A)=A,(A+B)=A+B,(AB)=BAformulae-sequencesuperscriptsuperscript𝐴𝐴formulae-sequencesuperscript𝐴𝐵superscript𝐴superscript𝐵superscript𝐴𝐵superscript𝐵superscript𝐴

1.2 Cambiamenti di base

La matrice associata a una forma sesquilineare g𝑔, definita su uno spazio vettoriale complesso di dimensione finita V𝑉, dipende dalla scelta di una base di V𝑉. In questa sezione ci proponiamo di descrivere come cambia la matrice di g𝑔 in corrispondenza di un cambiamento della base di V𝑉.

Consideriamo quindi uno spazio vettoriale V𝑉 di dimensione n𝑛 su e una forma sesquilineare g𝑔 su V𝑉. Siano 𝐯={v1,,vn}𝐯subscript𝑣1subscript𝑣𝑛 e 𝐯={v1,,vn}superscript𝐯subscriptsuperscript𝑣1subscriptsuperscript𝑣𝑛 due basi di V𝑉 e indichiamo con G=(gi,j)=M𝐯𝐯(g)𝐺subscript𝑔𝑖𝑗subscript𝑀𝐯𝐯𝑔 la matrice di g𝑔 rispetto alla base 𝐯𝐯 e con G=(gi,j)=M𝐯𝐯(g)superscript𝐺subscriptsuperscript𝑔𝑖𝑗subscript𝑀superscript𝐯superscript𝐯𝑔 la matrice di g𝑔 rispetto alla base 𝐯superscript𝐯. Ricordiamo che ciò significa che

gi,j=g(vi,vj),egi,j=g(vi,vj)formulae-sequencesubscript𝑔𝑖𝑗𝑔subscript𝑣𝑖subscript𝑣𝑗esubscriptsuperscript𝑔𝑖𝑗𝑔subscriptsuperscript𝑣𝑖subscriptsuperscript𝑣𝑗

per ogni i,j=1,,nformulae-sequence𝑖𝑗1𝑛.

Sia P𝑃 la matrice le cui colonne sono le componenti dei vettori v1,,vnsubscriptsuperscript𝑣1subscriptsuperscript𝑣𝑛 della base 𝐯superscript𝐯 di V𝑉 calcolate rispetto alla base 𝐯𝐯. Detto in altri termini, ciò significa che P𝑃 è la matrice associata all’applicazione identica idV:VV:subscriptid𝑉𝑉𝑉, rispetto alla base 𝐯superscript𝐯 del dominio e alla base 𝐯𝐯 del codominio, P=M𝐯𝐯(idV)𝑃superscriptsubscript𝑀superscript𝐯𝐯subscriptid𝑉. Si ha pertanto

vj=i=1npi,jvisubscriptsuperscript𝑣𝑗superscriptsubscript𝑖1𝑛subscript𝑝𝑖𝑗subscript𝑣𝑖

Siamo ora in grado di determinare la relazione esistente tra le due matrici G=M𝐯𝐯(g)𝐺subscript𝑀𝐯𝐯𝑔 e G=M𝐯𝐯(g)superscript𝐺subscript𝑀superscript𝐯superscript𝐯𝑔. Si ha infatti:

gi,jsubscriptsuperscript𝑔𝑖𝑗 =g(vi,vj)absent𝑔subscriptsuperscript𝑣𝑖subscriptsuperscript𝑣𝑗
=g(h=1nph,ivh,k=1npk,jvk)absent𝑔superscriptsubscript1𝑛subscript𝑝𝑖subscript𝑣superscriptsubscript𝑘1𝑛subscript𝑝𝑘𝑗subscript𝑣𝑘
=h,k=1nph,ip¯k,jg(vh,vk)absentsuperscriptsubscript𝑘1𝑛subscript𝑝𝑖subscript¯𝑝𝑘𝑗𝑔subscript𝑣subscript𝑣𝑘
=h,k=1nph,igh,kp¯k,jabsentsuperscriptsubscript𝑘1𝑛subscript𝑝𝑖subscript𝑔𝑘subscript¯𝑝𝑘𝑗

Questa uguaglianza può essere riscritta, in termini di matrici, come segue:

G=PTGP¯,cioèM𝐯𝐯(g)=M𝐯𝐯(idV)TM𝐯𝐯(g)M¯𝐯𝐯(idV)formulae-sequencesuperscript𝐺superscript𝑃𝑇𝐺¯𝑃cioèsubscript𝑀superscript𝐯superscript𝐯𝑔superscriptsubscript𝑀superscript𝐯𝐯superscriptsubscriptid𝑉𝑇subscript𝑀𝐯𝐯𝑔superscriptsubscript¯𝑀superscript𝐯𝐯subscriptid𝑉

Diamo ora la seguente definizione:

Definizione. Due matrici quadrate G𝐺 e Gsuperscript𝐺 di ordine n𝑛 a coefficienti in si dicono *congruenti se esiste una matrice invertibile PGLn()𝑃subscriptGL𝑛 tale che

G=PTGP¯=P¯GP¯superscript𝐺superscript𝑃𝑇𝐺¯𝑃superscript¯𝑃𝐺¯𝑃

Da quanto sopra detto si deduce il seguente risultato:

Corollario. Due matrici G,GMn()𝐺superscript𝐺subscript𝑀𝑛 rappresentano la stessa forma sesquilineare g𝑔 definita su uno spazio vettoriale V𝑉 di dimensione n𝑛 su , rispetto a basi diverse, se e solo se esse sono *congruenti.

Osserviamo che se 𝐯={v1,,vn}𝐯subscript𝑣1subscript𝑣𝑛 è una base ortonormale di V𝑉, la corrispondente matrice G𝐺 della forma sesquilineare g𝑔 è la matrice identica. In particolare, se 𝐯𝐯 e 𝐯superscript𝐯 sono entrambe basi ortonormali di V𝑉, si ha G=G=I𝐺superscript𝐺𝐼 e quindi la formula di cambiamento di base si riduce a PTP¯=Isuperscript𝑃𝑇¯𝑃𝐼, che equivale a P¯TP=Isuperscript¯𝑃𝑇𝑃𝐼, cioè P=P¯T=P1superscript𝑃superscript¯𝑃𝑇superscript𝑃1. Ciò motiva la seguente definizione:

Definizione. Una matrice PMn()𝑃subscript𝑀𝑛 è detta unitaria se PP=Isuperscript𝑃𝑃𝐼.

È immediato verificare che l’insieme delle matrici unitarie

U(n)={PMn():PP=I}U𝑛conditional-set𝑃subscript𝑀𝑛superscript𝑃𝑃𝐼

è un gruppo rispetto all’operazione di moltiplicazione; tale gruppo è detto il gruppo unitario di ordine n𝑛.

Possiamo ora riassumere quanto detto come segue:

Teorema. La matrice di cambiamento di base da una base ortonormale di V𝑉 a un’altra base ortonormale di V𝑉 è una matrice unitaria.