Lezione 34
1 Il teorema spettrale per le matrici simmetriche
1.1 Funzioni lineari simmetriche
Sia uno spazio vettoriale euclideo. Ricordiamo che è uno spazio vettoriale reale dotato di una forma bilineare simmetrica definita positiva e che abbiamo definito il prodotto scalare di due vettori ponendo .
Definizione. Una funzione lineare è detta simmetrica se
per ogni .
Il seguente risultato afferma che, per verificare se una funzione lineare è simmetrica, è sufficiente verificare che l’uguaglianza precedente valga quando e sono scelti tra i vettori di una base di .
Lemma. Una funzione lineare è simmetrica se e solo se , per ogni , ove i vettori sono una base di .
Dimostrazione. La necessità della condizione enunciata è evidente. Supponiamo allora che, per ogni , valga l’uguaglianza e consideriamo due vettori qualunque . Poiché è una base di , si ha
Dalla linearità di e dalla bilinearità del prodotto scalare segue che
il che dimostra che è simmetrica.
Il legame tra le funzioni lineari simmetriche e le matrici simmetriche è chiarito dal seguente risultato:
Teorema. Sia una base ortonormale di . Allora una funzione lineare è simmetrica se e solo se la sua matrice rispetto alla base è simmetrica.
Dimostrazione. Sia una funzione lineare e sia la sua matrice rispetto alla base ortonormale . Si ha dunque
per ogni .
Ricordando che , per ogni , mentre , si ha
Per il lemma precedente, è simmetrica se e solo se, per ogni , si ha , cioè se e solo se , il che equivale a dire che la matrice è simmetrica.
Ora dimostreremo che ogni matrice simmetrica a coefficienti reali ha tutti i suoi autovalori reali. Per questo avremo bisogno del seguente risultato:
Lemma. Sia un vettore colonna e sia il vettore complesso coniugato di . Allora si ha e se e solo se .
Dimostrazione. La dimostrazione consiste in un semplice calcolo:
ove abbiamo usato il fatto che, per ogni numero complesso , si ha . Si conclude pertanto che è una somma di quadrati di numeri reali, da cui segue immediatamente l’enunciato.
Siamo ora in grado di dimostrare il seguente risultato:
Teorema. Sia una matrice simmetrica, di ordine , a coefficienti reali. Allora possiede autovalori reali, non necessariamente distinti.
Dimostrazione. Sia il polinomio caratteristico di : è un polinomio di grado a coefficienti reali. Per il teorema fondamentale dell’algebra, l’equazione ha soluzioni nel campo complesso, quindi la matrice possiede autovalori (non necessariamente distinti) . Ora dimostreremo che, in effetti, tutti gli autovalori di sono reali.
Sia dunque uno degli autovalori di e sia un autovettore corrispondente; si ha così . Prendendo il complesso coniugato di ambo i membri e ricordando che , perché è una matrice a coefficienti reali, si ottiene l’uguaglianza . Applicando invece l’operazione di trasposizione ad ambo i membri dell’uguaglianza , si ottiene , che equivale a , dato che, per ipotesi, . Ora moltiplichiamo ambo i membri di quest’ultima uguaglianza, a destra, per :
Ricordando che , si ottiene , cioè . Poiché , per il lemma precedente si ha , da cui si deduce che deve essere , cioè , il che significa che .
Siamo ora in grado di dimostrare il cosiddetto teorema spettrale:
Teorema spettrale (per le matrici simmetriche). Siano uno spazio vettoriale euclideo e una funzione lineare. Allora è ortogonalmente diagonalizzabile, cioè esiste una base ortonormale di costituita da autovettori di , se e solo se è simmetrica.
Dimostrazione. Supponiamo che sia ortogonalmente diagonalizzabile, cioè che esista una base ortonormale di ove i sono autovettori di . La matrice di rispetto a tale base è dunque una matrice diagonale e, pertanto, simmetrica. Per il teorema precedente, ciò implica che è una funzione lineare simmetrica.
Viceversa, dimostreremo che ogni funzione lineare simmetrica è ortogonalmente diagonalizzabile, ragionando per induzione sulla dimensione dello spazio vettoriale .
Se , sia una base ortonormale di . Si ha dunque , quindi , il che dimostra che è un autovettore di .
Supponiamo dunque che abbia dimensione e che il risultato valga per spazi vettoriali di dimensione . Se scegliamo arbitrariamente una base ortonormale di , sappiamo dal teorema precedente, che la matrice di rispetto a tale base è una matrice simmetrica e, in quanto tale, ha autovalori reali. Dato che gli autovalori di sono gli autovalori di , si conclude che tutti gli autovalori di sono reali.
Sia dunque un autovalore di e sia un autovettore corrispondente. Indichiamo con il sottospazio di ortogonale al sottospazio generato dal vettore , . Vogliamo dimostrare che, per ogni , si ha anche , cioè che induce, per restrizione, una funzione lineare .
Dalla simmetria di segue infatti che, per ogni , , quindi . La funzione ristretta a , , è anch’essa una funzione lineare simmetrica quindi, dato che , possiamo applicare l’ipotesi induttiva e concludere che esiste una base ortonormale di costituita da autovettori di , cioè da autovettori di . A questo punto basta porre ed osservare che i vettori sono una base ortonormale di costituita da autovettori di .
Una conseguenza immediata di questo teorema è la seguente:
Corollario. Una matrice simmetrica di ordine a coefficienti reali è ortogonalmente diagonalizzabile, cioè esiste una base ortonormale di costituita da autovettori di .
Dimostrazione. Basta applicare il teorema precedente allo spazio vettoriale euclideo dotato del prodotto scalare usuale e alla funzione lineare definita da .
Osservazione. Il corollario precedente afferma che, data una matrice simmetrica di ordine a coefficienti reali, è sempre possibile trovare una matrice ortogonale (cioè è una matrice invertibile tale che ), tale che la matrice sia diagonale. Le colonne di una tale matrice sono una base ortonormale di formata da autovettori di .