Lezione 27


1 Spazi vettoriali euclidei

1.1 Lunghezza (modulo) di un vettore

Consideriamo un vettore v=(a1,a2)βˆˆβ„2𝑣subscriptπ‘Ž1subscriptπ‘Ž2superscriptℝ2 nel piano euclideo, che possiamo rappresentare graficamente come nella figura seguente:

Figura che mostra un triangolo rettangolo con vertici nei punti O,P,Q, angolo retto nel vertice Q, l’ipotenusa OP Γ¨ il vettore v, la lunghezza del cateto OQ Γ¨ a1, la lunghezza del cateto QP Γ¨ a2

Il vettore v𝑣 Γ¨ rappresentato dal segmento orientato O⁒P𝑂𝑃, mentre le lunghezze dei segmenti O⁒Q𝑂𝑄 e P⁒Q𝑃𝑄 sono rispettivamente |a1|subscriptπ‘Ž1 e |a2|subscriptπ‘Ž2. PoichΓ© il triangolo △⁒O⁒P⁒Q△𝑂𝑃𝑄 Γ¨ un triangolo rettangolo, dal teorema di Pitagora segue che

β€–O⁒Pβ€–2=β€–O⁒Qβ€–2+β€–P⁒Qβ€–2,superscriptnorm𝑂𝑃2superscriptnorm𝑂𝑄2superscriptnorm𝑃𝑄2

ove con il simbolo β€–A⁒Bβ€–norm𝐴𝐡 indichiamo la lunghezza di un segmento A⁒B𝐴𝐡. Ricordando che β€–O⁒Qβ€–=|a1|norm𝑂𝑄subscriptπ‘Ž1 e β€–P⁒Qβ€–=|a2|norm𝑃𝑄subscriptπ‘Ž2, si ottiene la seguente formula che esprime la lunghezza del segmento che rappresenta il vettore v𝑣:

β€–O⁒Pβ€–=a12+a22norm𝑂𝑃superscriptsubscriptπ‘Ž12superscriptsubscriptπ‘Ž22

Consideriamo ora un vettore v=(a1,a2,a3)βˆˆβ„3𝑣subscriptπ‘Ž1subscriptπ‘Ž2subscriptπ‘Ž3superscriptℝ3, rappresentato dal segmento orientato O⁒P𝑂𝑃 come nella figura seguente:

Figura che mostra un triangolo rettangolo in un piano verticale, con vertici nei punti O,P,Q, angolo retto nel vertice Q, l’ipotenusa OP Γ¨ il vettore v, la lunghezza del cateto QP Γ¨ a3. Il cateto OQ Γ¨ l’ipotenusa del triangolo rettangolo ORQ nel piano orizzontale, con angolo retto nel vertice R. La lunghezza del cateto OR Γ¨ a1, la lunghezza del cateto QR Γ¨ a2.

Dato che △⁒O⁒P⁒Q△𝑂𝑃𝑄 Γ¨ un triangolo rettangolo, si ha

β€–O⁒Pβ€–2=β€–O⁒Qβ€–2+β€–P⁒Qβ€–2superscriptnorm𝑂𝑃2superscriptnorm𝑂𝑄2superscriptnorm𝑃𝑄2

e osservando che anche il triangolo △⁒O⁒Q⁒R△𝑂𝑄𝑅 Γ¨ rettangolo, si ha

β€–O⁒Qβ€–2=β€–O⁒Rβ€–2+β€–Q⁒Rβ€–2,superscriptnorm𝑂𝑄2superscriptnorm𝑂𝑅2superscriptnorm𝑄𝑅2

da cui segue che

β€–O⁒Pβ€–2=β€–O⁒Rβ€–2+β€–Q⁒Rβ€–2+β€–P⁒Qβ€–2superscriptnorm𝑂𝑃2superscriptnorm𝑂𝑅2superscriptnorm𝑄𝑅2superscriptnorm𝑃𝑄2

Notando che β€–O⁒Rβ€–=|a1|norm𝑂𝑅subscriptπ‘Ž1, β€–Q⁒Rβ€–=|a2|norm𝑄𝑅subscriptπ‘Ž2 e β€–P⁒Qβ€–=|a3|norm𝑃𝑄subscriptπ‘Ž3, si conclude che la lunghezza del segmento che rappresenta il vettore v=(a1,a2,a3)𝑣subscriptπ‘Ž1subscriptπ‘Ž2subscriptπ‘Ž3 Γ¨ data da

β€–O⁒Pβ€–=a12+a22+a32norm𝑂𝑃superscriptsubscriptπ‘Ž12superscriptsubscriptπ‘Ž22superscriptsubscriptπ‘Ž32

Questi due risultati motivano la seguente definizione:

Definizione. Sia v=(a1,a2,…,an)βˆˆβ„n𝑣subscriptπ‘Ž1subscriptπ‘Ž2…subscriptπ‘Žπ‘›superscriptℝ𝑛. La lunghezza di v𝑣 (detta anche la norma o il modulo di v𝑣) Γ¨ data dalla radice quadrata della somma dei quadrati delle componenti di v𝑣:

β€–vβ€–=a12+a22+β‹―+an2norm𝑣superscriptsubscriptπ‘Ž12superscriptsubscriptπ‘Ž22β‹―superscriptsubscriptπ‘Žπ‘›2

La norma definisce quindi una funzione

ℝn→ℝ,v↦‖vβ€–formulae-sequenceβ†’superscriptℝ𝑛ℝmaps-to𝑣norm𝑣

che soddisfa le seguenti proprietΓ :

  1. 1.

    β€–vβ€–β‰₯0norm𝑣0, per ogni vβˆˆβ„n𝑣superscriptℝ𝑛, e β€–vβ€–=0norm𝑣0 se e solo se v=0𝑣0;

  2. 2.

    ‖λ⁒vβ€–=|Ξ»|⁒‖vβ€–normπœ†π‘£πœ†norm𝑣, per ogni Ξ»βˆˆβ„πœ†β„ e ogni vβˆˆβ„n𝑣superscriptℝ𝑛;

  3. 3.

    β€–v+w‖≀‖vβ€–+β€–wβ€–norm𝑣𝑀norm𝑣norm𝑀, per ogni v,wβˆˆβ„n𝑣𝑀superscriptℝ𝑛.

La proprietΓ  (1) Γ¨ del tutto ovvia (una somma di quadrati di numeri reali Γ¨ sempre β‰₯0absent0 ed Γ¨ nulla se e solo se tutti i numeri in questione sono zero), mentre la proprietΓ  (2) puΓ² essere verificata con un facile calcolo. La proprietΓ  (3), detta disuguaglianza triangolare, ha un evidente significato geometrico: essa equivale al noto risultato di geometria euclidea che afferma che in ogni triangolo la lunghezza di un lato Γ¨ minore della somma delle lunghezze degli altri due. La dimostrazione algebrica di questa proprietΓ  verrΓ  data in seguito.

1.2 Prodotto scalare e angolo tra due vettori

Due vettori non nulli v𝑣 e w𝑀 in ℝ2superscriptℝ2 (oppure in ℝ3superscriptℝ3) individuano due angoli la cui somma Γ¨ un angolo giro. Con l’espressione β€œangolo compreso tra due vettori” noi intenderemo sempre l’angolo convesso (non orientato), cioΓ¨ quello il cui valore Γ¨ nell’intervallo [0,Ο€]0πœ‹.

Figura che mostra l’angolo convesso compreso tra due vettori.

Consideriamo dunque lo spazio vettoriale V=ℝ2𝑉superscriptℝ2, oppure V=ℝ3𝑉superscriptℝ3. In fisica viene definito il prodotto scalare di due vettori v𝑣 e w∈V𝑀𝑉 ponendo

vβ‹…w=β€–v‖⁒‖w‖⁒cos⁑ϕ,⋅𝑣𝑀norm𝑣norm𝑀italic-Ο•

ove Ο•italic-Ο• Γ¨ l’angolo compreso tra i due vettori (a tal proposito si noti che cos⁑ϕ=cos⁑(2β’Ο€βˆ’Ο•)italic-Ο•2πœ‹italic-Ο• quindi, nella definizione di prodotto scalare, non Γ¨ importante quale dei due angoli determinati da v𝑣 e w𝑀 si considera). Il prodotto scalare definisce quindi una funzione

VΓ—V→ℝ,(v,w)↦vβ‹…w.formulae-sequence→𝑉𝑉ℝmaps-to𝑣𝑀⋅𝑣𝑀

Si può dimostrare che questa funzione è bilineare (cioè lineare rispetto a ciascuno dei suoi due argomenti) e simmetrica, cioè soddisfa le seguenti proprietà:

  1. 1.

    (λ⁒v)β‹…w=λ⁒(vβ‹…w)β‹…πœ†π‘£π‘€πœ†β‹…π‘£π‘€,

  2. 2.

    (v1+v2)β‹…w=v1β‹…w+v2β‹…wβ‹…subscript𝑣1subscript𝑣2𝑀⋅subscript𝑣1𝑀⋅subscript𝑣2𝑀,

  3. 3.

    vβ‹…(μ⁒w)=μ⁒(vβ‹…w)β‹…π‘£πœ‡π‘€πœ‡β‹…π‘£π‘€,

  4. 4.

    vβ‹…(w1+w2)=vβ‹…w1+vβ‹…w2⋅𝑣subscript𝑀1subscript𝑀2⋅𝑣subscript𝑀1⋅𝑣subscript𝑀2,

  5. 5.

    vβ‹…w=wβ‹…v⋅𝑣𝑀⋅𝑀𝑣,

per ogni Ξ»,ΞΌβˆˆβ„πœ†πœ‡β„ e ogni v,v1,v2,w,w1,w2∈V𝑣subscript𝑣1subscript𝑣2𝑀subscript𝑀1subscript𝑀2𝑉.

Da queste proprietΓ  Γ¨ possibile ricavare una formula algebrica esplicita per calcolare il prodotto scalare di due vettori:

Teorema. Siano v=(a1,a2)𝑣subscriptπ‘Ž1subscriptπ‘Ž2, w=(b1,b2)βˆˆβ„2𝑀subscript𝑏1subscript𝑏2superscriptℝ2 (oppure, v=(a1,a2,a3)𝑣subscriptπ‘Ž1subscriptπ‘Ž2subscriptπ‘Ž3, w=(b1,b2,b3)βˆˆβ„3𝑀subscript𝑏1subscript𝑏2subscript𝑏3superscriptℝ3). Allora si ha:

vβ‹…w=a1⁒b1+a2⁒b2(rispettivamente,Β vβ‹…w=a1⁒b1+a2⁒b2+a3⁒b3).⋅𝑣𝑀subscriptπ‘Ž1subscript𝑏1subscriptπ‘Ž2subscript𝑏2(rispettivamente,Β vβ‹…w=a1⁒b1+a2⁒b2+a3⁒b3)

Dimostrazione. Effettuiamo la dimostrazione per ℝ3superscriptℝ3 (il caso in cui v,wβˆˆβ„2𝑣𝑀superscriptℝ2 Γ¨ del tutto analogo). Siano dunque v=(a1,a2,a3)𝑣subscriptπ‘Ž1subscriptπ‘Ž2subscriptπ‘Ž3, w=(b1,b2,b3)βˆˆβ„3𝑀subscript𝑏1subscript𝑏2subscript𝑏3superscriptℝ3 e indichiamo con e1subscript𝑒1, e2subscript𝑒2, e3subscript𝑒3 i tre vettori della base canonica di ℝ3superscriptℝ3. Possiamo quindi scrivere v=a1⁒e1+a2⁒e2+a3⁒e3𝑣subscriptπ‘Ž1subscript𝑒1subscriptπ‘Ž2subscript𝑒2subscriptπ‘Ž3subscript𝑒3 e w=b1⁒e1+b2⁒e2+b3⁒e3𝑀subscript𝑏1subscript𝑒1subscript𝑏2subscript𝑒2subscript𝑏3subscript𝑒3. Utilizzando la bilinearitΓ  del prodotto scalare si ottiene:

vβ‹…w=(a1⁒e1+a2⁒e2+a3⁒e3)β‹…(b1⁒e1+b2⁒e2+b3⁒e3)=βˆ‘i,j=13ai⁒bj⁒(eiβ‹…ej).⋅𝑣𝑀⋅subscriptπ‘Ž1subscript𝑒1subscriptπ‘Ž2subscript𝑒2subscriptπ‘Ž3subscript𝑒3subscript𝑏1subscript𝑒1subscript𝑏2subscript𝑒2subscript𝑏3subscript𝑒3superscriptsubscript𝑖𝑗13subscriptπ‘Žπ‘–subscript𝑏𝑗⋅subscript𝑒𝑖subscript𝑒𝑗

Notiamo che eiβ‹…ei=β€–eiβ€–2=1β‹…subscript𝑒𝑖subscript𝑒𝑖superscriptnormsubscript𝑒𝑖21 per i=1,2,3𝑖123, mentre eiβ‹…ej=0β‹…subscript𝑒𝑖subscript𝑒𝑗0 per ogni iβ‰ j𝑖𝑗, perchΓ© i vettori della base canonica sono a due a due ortogonali. Sostituendo nell’espressione precedente si ottiene quindi

vβ‹…w=βˆ‘i=13ai⁒bi.⋅𝑣𝑀superscriptsubscript𝑖13subscriptπ‘Žπ‘–subscript𝑏𝑖

I risultati precedenti permettono di ricavare l’angolo Ο•italic-Ο• compreso tra due vettori non nulli v𝑣 e w𝑀 di ℝ2superscriptℝ2 o ℝ3superscriptℝ3. Si ha infatti:

cos⁑ϕ=vβ‹…wβ€–v‖⁒‖wβ€–.italic-ϕ⋅𝑣𝑀norm𝑣norm𝑀

Possiamo quindi concludere che, nel caso di vettori di ℝ2superscriptℝ2 o ℝ3superscriptℝ3, il prodotto scalare permette di calcolare sia la norma di un vettore che l’angolo (non orientato) formato da due vettori non nulli.

1.3 Il prodotto scalare in ℝnsuperscriptℝ𝑛

I risultati ottenuti nei paragrafi precedenti motivano la seguente definizione:

Definizione. Dati due vettori v=(a1,a2,…,an)𝑣subscriptπ‘Ž1subscriptπ‘Ž2…subscriptπ‘Žπ‘›, w=(b1,b2,…,bn)𝑀subscript𝑏1subscript𝑏2…subscript𝑏𝑛 di ℝnsuperscriptℝ𝑛, il loro prodotto scalare Γ¨ definito ponendo

vβ‹…w=a1⁒b1+a2⁒b2+β‹―+an⁒bn=βˆ‘i=1nai⁒bi.⋅𝑣𝑀subscriptπ‘Ž1subscript𝑏1subscriptπ‘Ž2subscript𝑏2β‹―subscriptπ‘Žπ‘›subscript𝑏𝑛superscriptsubscript𝑖1𝑛subscriptπ‘Žπ‘–subscript𝑏𝑖

In base a questa definizione, per ogni vβˆˆβ„n𝑣superscriptℝ𝑛, si ha

vβ‹…v=βˆ‘i=1nai2=β€–vβ€–2,⋅𝑣𝑣superscriptsubscript𝑖1𝑛superscriptsubscriptπ‘Žπ‘–2superscriptnorm𝑣2

quindi

β€–vβ€–=vβ‹…vnorm𝑣⋅𝑣𝑣

Per definire l’angolo Ο•italic-Ο• compreso tra due vettori non nulli di ℝnsuperscriptℝ𝑛 vorremmo usare l’analogo della formula valida per vettori di ℝ2superscriptℝ2 o ℝ3superscriptℝ3. Tuttavia, dato che il coseno di un angolo assume solo valori compresi nell’intervallo [βˆ’1,1]11, dobbiamo prima verificare che, per ogni coppia di vettori non nulli v,wβˆˆβ„n𝑣𝑀superscriptℝ𝑛, si abbia

βˆ’1≀vβ‹…wβ€–v‖⁒‖w‖≀1.1⋅𝑣𝑀norm𝑣norm𝑀1

Teorema (disuguaglianza di Cauchy–Schwarz). Per ogni coppia di vettori v,wβˆˆβ„n𝑣𝑀superscriptℝ𝑛, si ha

|vβ‹…w|≀‖v‖⁒‖w‖⋅𝑣𝑀norm𝑣norm𝑀

Inoltre vale il segno di uguaglianza se e solo se i due vettori sono linearmente dipendenti.

Dimostrazione. Iniziamo col dimostrare la prima affermazione. Osserviamo che se uno dei due vettori Γ¨ nullo, il risultato Γ¨ banalmente verificato. Supponiamo quindi che v𝑣 e w𝑀 siano vettori non nulli. Ponendo uΞ±=v+α⁒wsubscript𝑒𝛼𝑣𝛼𝑀, con Ξ±βˆˆβ„π›Όβ„, si ha:

β€–uΞ±β€–2=uΞ±β‹…uΞ±=(v+α⁒w)β‹…(v+α⁒w)=β€–vβ€–2+2⁒α⁒(vβ‹…w)+Ξ±2⁒‖wβ€–2β‰₯0,superscriptnormsubscript𝑒𝛼2β‹…subscript𝑒𝛼subscript𝑒𝛼⋅𝑣𝛼𝑀𝑣𝛼𝑀superscriptnorm𝑣22𝛼⋅𝑣𝑀superscript𝛼2superscriptnorm𝑀20

per ogni Ξ±βˆˆβ„π›Όβ„. Il trinomio di secondo grado in α𝛼

Ξ±2⁒‖wβ€–2+2⁒α⁒(vβ‹…w)+β€–vβ€–2superscript𝛼2superscriptnorm𝑀22𝛼⋅𝑣𝑀superscriptnorm𝑣2

assume dunque sempre valori β‰₯0absent0, pertanto il suo discriminante deve essere ≀0absent0. Si ha quindi

Ξ”=4⁒(vβ‹…w)2βˆ’4⁒‖vβ€–2⁒‖wβ€–2≀0,Ξ”4superscript⋅𝑣𝑀24superscriptnorm𝑣2superscriptnorm𝑀20

da cui si deduce che |vβ‹…w|≀‖v‖⁒‖w‖⋅𝑣𝑀norm𝑣norm𝑀.

Dimostriamo ora la seconda affermazione. Se i due vettori sono linearmente dipendenti uno dei due deve essere multiplo dell’altro. Possiamo supporre, ad esempio, che sia w=λ⁒vπ‘€πœ†π‘£, per qualche Ξ»βˆˆβ„πœ†β„. In tal caso β€–wβ€–=|Ξ»|⁒‖vβ€–normπ‘€πœ†norm𝑣 e si ottiene

|vβ‹…w|=|v⋅λ⁒v|=|Ξ»|⁒‖vβ€–2=β€–v‖⁒‖wβ€–β‹…π‘£π‘€β‹…π‘£πœ†π‘£πœ†superscriptnorm𝑣2norm𝑣norm𝑀

Viceversa, supponiamo che nella disuguaglianza di Cauchy–Schwarz valga il segno di uguaglianza. Si ha quindi

vβ‹…w=Β±β€–v‖⁒‖w‖⋅𝑣𝑀plus-or-minusnorm𝑣norm𝑀

Se w=0𝑀0 i due vettori sono linearmente dipendenti; in caso contrario poniamo

Ξ±Β―={βˆ’β€–vβ€–β€–wβ€–seΒ vβ‹…w=β€–v‖⁒‖wβ€–β€–vβ€–β€–wβ€–seΒ vβ‹…w=βˆ’β€–v‖⁒‖w‖¯𝛼casesnorm𝑣norm𝑀seΒ vβ‹…w=β€–v‖⁒‖wβ€–norm𝑣norm𝑀seΒ vβ‹…w=βˆ’β€–v‖⁒‖wβ€–

e consideriamo il vettore u=v+α¯⁒w𝑒𝑣¯𝛼𝑀. Si ha:

β€–uβ€–2superscriptnorm𝑒2 =(v+α¯⁒w)β‹…(v+α¯⁒w)absent⋅𝑣¯𝛼𝑀𝑣¯𝛼𝑀
=β€–vβ€–2+2⁒α¯⁒(vβ‹…w)+Ξ±Β―2⁒‖wβ€–2absentsuperscriptnorm𝑣22¯𝛼⋅𝑣𝑀superscript¯𝛼2superscriptnorm𝑀2
=β€–vβ€–2Β±2⁒α¯⁒‖v‖⁒‖wβ€–+Ξ±Β―2⁒‖wβ€–2absentplus-or-minussuperscriptnorm𝑣22¯𝛼norm𝑣norm𝑀superscript¯𝛼2superscriptnorm𝑀2
=(β€–v‖±α¯⁒‖wβ€–)2absentsuperscriptplus-or-minusnorm𝑣¯𝛼norm𝑀2
=(β€–vβ€–βˆ’β€–vβ€–β€–w‖⁒‖wβ€–)2=0absentsuperscriptnorm𝑣norm𝑣norm𝑀norm𝑀20

PoichΓ© l’unico vettore che ha norma nulla Γ¨ il vettore nullo, si conclude che u=v+α¯⁒w=0𝑒𝑣¯𝛼𝑀0, il che dimostra che v𝑣 e w𝑀 sono linearmente dipendenti.

Dalla disuguaglianza di Cauchy–Schwarz segue che, per ogni coppia di vettori non nulli v,wβˆˆβ„n𝑣𝑀superscriptℝ𝑛, Γ¨

βˆ’1≀vβ‹…wβ€–v‖⁒‖w‖≀1.1⋅𝑣𝑀norm𝑣norm𝑀1

Inoltre, dalla dimostrazione precedente si deduce che Γ¨ vβ‹…wβ€–v‖⁒‖wβ€–=1⋅𝑣𝑀norm𝑣norm𝑀1 se e solo se i vettori v𝑣 e w𝑀 sono paralleli e hanno lo stesso verso, mentre vβ‹…wβ€–v‖⁒‖wβ€–=βˆ’1⋅𝑣𝑀norm𝑣norm𝑀1 se e solo se v𝑣 e w𝑀 sono paralleli ma hanno versi opposti. Osservando che, per ogni numero reale t∈[βˆ’1,1]𝑑11 esiste un unico angolo Ο•βˆˆ[0,Ο€]italic-Ο•0πœ‹ tale che t=cos⁑ϕ𝑑italic-Ο•, possiamo dare la seguente definizione:

Definizione. Dati due vettori non nulli v,wβˆˆβ„n𝑣𝑀superscriptℝ𝑛, l’angolo (non orientato) tra essi compreso Γ¨ l’unico Ο•βˆˆ[0,Ο€]italic-Ο•0πœ‹ tale che

cos⁑ϕ=vβ‹…wβ€–v‖⁒‖wβ€–italic-ϕ⋅𝑣𝑀norm𝑣norm𝑀

Un’altra conseguenza della disuguaglianza di Cauchy–Schwarz Γ¨ la cosiddetta disuguaglianza triangolare, che ora dimostreremo.

Teorema (disuguaglianza triangolare). Per ogni v,wβˆˆβ„n𝑣𝑀superscriptℝ𝑛, si ha

β€–v+w‖≀‖vβ€–+β€–wβ€–norm𝑣𝑀norm𝑣norm𝑀

Dimostrazione. Si ha:

β€–v+wβ€–2superscriptnorm𝑣𝑀2 =(v+w)β‹…(v+w)absent⋅𝑣𝑀𝑣𝑀
=β€–vβ€–2+2⁒(vβ‹…w)+β€–wβ€–2absentsuperscriptnorm𝑣22⋅𝑣𝑀superscriptnorm𝑀2
≀‖vβ€–2+2⁒|vβ‹…w|+β€–wβ€–2absentsuperscriptnorm𝑣22⋅𝑣𝑀superscriptnorm𝑀2
≀‖vβ€–2+2⁒‖v‖⁒‖wβ€–+β€–wβ€–2absentsuperscriptnorm𝑣22norm𝑣norm𝑀superscriptnorm𝑀2
=(β€–vβ€–+β€–wβ€–)2absentsuperscriptnorm𝑣norm𝑀2

Estraendo la radice quadrata si ottiene β€–v+w‖≀‖vβ€–+β€–wβ€–norm𝑣𝑀norm𝑣norm𝑀, come volevasi dimostrare.

Osservazione. Dalla definizione di angolo tra due vettori segue la seguente condizione di perpendicolaritΓ : due vettori non nulli sono ortogonali se e solo se il loro prodotto scalare Γ¨ zero. Infatti, si ha vβ‹…w=0⋅𝑣𝑀0 se e solo se β€–vβ€–=0norm𝑣0 (e quindi v=0𝑣0) oppure β€–wβ€–=0norm𝑀0 (cioΓ¨ w=0𝑀0) oppure ancora cos⁑ϕ=0italic-Ο•0 (cioΓ¨ Ο•=Ο€2italic-Ο•πœ‹2).