Lezione 20


1 Diagonalizzazione di una matrice

Sia V๐‘‰ uno spazio vettoriale di dimensione n๐‘› sul campo K๐พ e sia f:Vโ†’V:๐‘“โ†’๐‘‰๐‘‰ una funzione lineare. Abbiamo giร  visto come, fissando una base di V๐‘‰, sia possibile associare a f๐‘“ una matrice quadrata di ordine n๐‘›, a coefficienti in K๐พ. Naturalmente, a basi diverse di V๐‘‰ corrispondono matrici diverse di f๐‘“, tutte simili tra loro. Ci si puรฒ dunque chiedere se sia possibile trovare una base di V๐‘‰ in modo tale che la corrispondente matrice di f๐‘“ assuma una qualche forma canonica (particolarmente semplice) prefissata.

Supponiamo che esista una base di V๐‘‰ costituita da vettori v1,v2,โ€ฆ,vnsubscript๐‘ฃ1subscript๐‘ฃ2โ€ฆsubscript๐‘ฃ๐‘› tali che fโข(vi)=ฮปiโขvi๐‘“subscript๐‘ฃ๐‘–subscript๐œ†๐‘–subscript๐‘ฃ๐‘–, per i=1,โ€ฆ,n๐‘–1โ€ฆ๐‘›, per opportuni scalari ฮปiโˆˆKsubscript๐œ†๐‘–๐พ. Rispetto a tale base la matrice di f๐‘“ assumerebbe la seguente forma diagonale

(ฮป10โ‹ฏ00ฮป2โ‹ฏ0โ‹ฎโ‹ฎโ‹ฑโ‹ฎ00โ‹ฏฮปn)matrixsubscript๐œ†10โ‹ฏ00subscript๐œ†2โ‹ฏ0โ‹ฎโ‹ฎโ‹ฑโ‹ฎ00โ‹ฏsubscript๐œ†๐‘›

Diamo quindi la seguente definizione:

Definizione. Un endomorfismo f๐‘“ di V๐‘‰ รจ diagonalizzabile se esiste una base di V๐‘‰ tale che la matrice di f๐‘“ rispetto a tale base sia diagonale.

Ricordando che due matrici quadrate si dicono simili quando esse rappresentano lo stesso endomorfismo rispetto a basi diverse, possiamo anche dare la seguente definizione:

Definizione. Una matrice quadrata A๐ด รจ diagonalizzabile se essa รจ simile a una matrice diagonale, cioรจ se esiste una matrice invertibile S๐‘† e una matrice diagonale D๐ท tale che A=SโขDโขSโˆ’1๐ด๐‘†๐ทsuperscript๐‘†1.

Il nostro obiettivo รจ quello di cercare di determinare sotto quali condizioni una matrice quadrata (o un endomorfismo di uno spazio vettoriale) รจ diagonalizzabile.

1.1 Autovalori e autovettori

Iniziamo col dare la seguente definizione:

Definizione. Un autovalore di un endomorfismo f๐‘“ di V๐‘‰ รจ un elemento ฮปโˆˆK๐œ†๐พ per cui esiste almeno un vettore non nullo vโˆˆV๐‘ฃ๐‘‰ tale che fโข(v)=ฮปโขv๐‘“๐‘ฃ๐œ†๐‘ฃ. Un tale vettore v๐‘ฃ รจ detto un autovettore di f๐‘“ relativo allโ€™autovalore ฮป๐œ†.

Dato ฮปโˆˆK๐œ†๐พ indicheremo semplicemente con ฮป:Vโ†’V:๐œ†โ†’๐‘‰๐‘‰ lโ€™applicazione ฮปโขidV๐œ†subscriptid๐‘‰, cioรจ lโ€™applicazione che manda un vettore v๐‘ฃ nel vettore ฮปโขv๐œ†๐‘ฃ. Lโ€™equazione fโข(v)=ฮปโขv๐‘“๐‘ฃ๐œ†๐‘ฃ puรฒ quindi essere riscritta nella seguente forma: (fโˆ’ฮป)โข(v)=0๐‘“๐œ†๐‘ฃ0. Da ciรฒ si deduce che lโ€™insieme degli autovettori relativi allโ€™autovalore ฮป๐œ† (assieme al vettore nullo) non รจ altro che il nucleo dellโ€™applicazione lineare

fโˆ’ฮป:Vโ†’V,vโ†ฆfโข(v)โˆ’ฮปโขv.:๐‘“๐œ†formulae-sequenceโ†’๐‘‰๐‘‰maps-to๐‘ฃ๐‘“๐‘ฃ๐œ†๐‘ฃ

Poniamo

Vฮป=Kerโข(fโˆ’ฮป)={vโˆˆV:fโข(v)=ฮปโขv}.subscript๐‘‰๐œ†Ker๐‘“๐œ†conditional-set๐‘ฃ๐‘‰๐‘“๐‘ฃ๐œ†๐‘ฃ

Si ha dunque:

Teorema. Per ogni autovalore ฮป๐œ† di un endomorfismo f๐‘“ di V๐‘‰, lโ€™insieme

Vฮป={vโˆˆV:fโข(v)=ฮปโขv}subscript๐‘‰๐œ†conditional-set๐‘ฃ๐‘‰๐‘“๐‘ฃ๐œ†๐‘ฃ

รจ un sottospazio vettoriale di V๐‘‰. Esso รจ detto lโ€™autospazio di f๐‘“ relativo allโ€™autovalore ฮป๐œ†.

Prima di iniziare lo studio delle principali proprietร  degli autovalori e degli autovettori, vediamo come sia possibile determinarli.

Sia dunque f๐‘“ un endomorfismo di uno spazio vettoriale V๐‘‰ di dimensione n๐‘› sul campo K๐พ. Dalla definizione segue subito che ฮปโˆˆK๐œ†๐พ รจ un autovalore di f๐‘“ se e solo se Kerโข(fโˆ’ฮป)โ‰ {0}Ker๐‘“๐œ†0, il che equivale a dire che lโ€™applicazione lineare fโˆ’ฮป:Vโ†’V:๐‘“๐œ†โ†’๐‘‰๐‘‰ non รจ iniettiva. Ricordiamo ora che richiedere che fโˆ’ฮป๐‘“๐œ† non sia iniettiva equivale a richiedere che det(fโˆ’ฮป)=0๐‘“๐œ†0. Possiamo cosรฌ concludere che ฮป๐œ† รจ un autovalore di f๐‘“ se e solo se det(fโˆ’ฮป)=0๐‘“๐œ†0.

Per calcolare questo determinante possiamo fissare arbitrariamente una base di V๐‘‰ e considerare la corrispondente matrice A๐ด associata a f๐‘“. Se indichiamo con

ฮปโ‹…I=(ฮป0โ‹ฏ00ฮปโ‹ฏ0โ‹ฎโ‹ฎโ‹ฑโ‹ฎ00โ‹ฏฮป)โ‹…๐œ†๐ผmatrix๐œ†0โ‹ฏ00๐œ†โ‹ฏ0โ‹ฎโ‹ฎโ‹ฑโ‹ฎ00โ‹ฏ๐œ†

la matrice associata allโ€™applicazione lineare ฮปโขidV๐œ†subscriptid๐‘‰, si ha

det(fโˆ’ฮป)=det(Aโˆ’ฮปโ‹…I).๐‘“๐œ†๐ดโ‹…๐œ†๐ผ

Diamo ora la seguente definizione:

Definizione. Sia A๐ด una matrice quadrata di ordine n๐‘› a coefficienti in K๐พ e x๐‘ฅ una indeterminata. Il polinomio caratteristico di A๐ด รจ

pAโข(x)=det(Aโˆ’xโ‹…I).subscript๐‘๐ด๐‘ฅ๐ดโ‹…๐‘ฅ๐ผ

Osserviamo che, se AโˆˆMnโข(K)๐ดsubscript๐‘€๐‘›๐พ, pAโข(x)subscript๐‘๐ด๐‘ฅ รจ un polinomio di grado n๐‘› a coefficienti in K๐พ, il cui monomio di grado piรน elevato รจ (โˆ’1)nโขxnsuperscript1๐‘›superscript๐‘ฅ๐‘›. A tale riguardo, facciamo notare che alcuni autori definiscono il polinomio caratteristico di una matrice A๐ด ponendo

pAโข(x)=det(xโ‹…Iโˆ’A)=(โˆ’1)nโขdet(Aโˆ’xโ‹…I),subscript๐‘๐ด๐‘ฅโ‹…๐‘ฅ๐ผ๐ดsuperscript1๐‘›๐ดโ‹…๐‘ฅ๐ผ

per fare in modo che pAโข(x)subscript๐‘๐ด๐‘ฅ sia un polinomio monico.

Il prossimo risultato mostra che il polinomio caratteristico di una matrice quadrata dipende, in effetti, solo dalla sua classe di similitudine.

Teorema. Sia f๐‘“ un endomorfismo di V๐‘‰ e siano A๐ด e Aโ€ฒsuperscript๐ดโ€ฒ due matrici di f๐‘“, rispetto a due basi diverse di V๐‘‰. Allora si ha pAโข(x)=pAโ€ฒโข(x)subscript๐‘๐ด๐‘ฅsubscript๐‘superscript๐ดโ€ฒ๐‘ฅ.

Dimostrazione. Ricordiamo che due matrici A๐ด e Aโ€ฒsuperscript๐ดโ€ฒ sono associate allo stesso endomorfismo f๐‘“ di V๐‘‰ se e solo se esse sono simili, cioรจ se e solo se esiste una matrice invertibile S๐‘† tale che Aโ€ฒ=SโขAโขSโˆ’1superscript๐ดโ€ฒ๐‘†๐ดsuperscript๐‘†1. In tal caso si ha:

det(Aโ€ฒโˆ’xโ‹…I)superscript๐ดโ€ฒโ‹…๐‘ฅ๐ผ =det(SโขAโขSโˆ’1โˆ’xโ‹…I)absent๐‘†๐ดsuperscript๐‘†1โ‹…๐‘ฅ๐ผ
=det(Sโข(Aโˆ’xโ‹…I)โขSโˆ’1)absent๐‘†๐ดโ‹…๐‘ฅ๐ผsuperscript๐‘†1
=det(S)โขdet(Aโˆ’xโ‹…I)โขdet(Sโˆ’1)absent๐‘†๐ดโ‹…๐‘ฅ๐ผsuperscript๐‘†1
=det(Aโˆ’xโ‹…I),absent๐ดโ‹…๐‘ฅ๐ผ

dato che det(Sโˆ’1)=(detS)โˆ’1superscript๐‘†1superscript๐‘†1.

In base a questo risultato, possiamo dare la seguente definizione:

Definizione. Il polinomio caratteristico pfโข(x)subscript๐‘๐‘“๐‘ฅ di un endomorfismo f๐‘“ di uno spazio vettoriale V๐‘‰ di dimensione finita รจ il polinomio pfโข(x)=det(fโˆ’x)subscript๐‘๐‘“๐‘ฅ๐‘“๐‘ฅ. Esso coincide con il polinomio caratteristico pAโข(x)subscript๐‘๐ด๐‘ฅ di una qualsiasi matrice associata a f๐‘“.

Da quanto detto in precedenza, concludiamo che ฮปโˆˆK๐œ†๐พ รจ un autovalore di f๐‘“ se e solo se ฮป๐œ† รจ una radice del polinomio caratteristico di f๐‘“, cioรจ se e solo se pfโข(ฮป)=0subscript๐‘๐‘“๐œ†0.

Osservazione. Notiamo che, poichรฉ gli autovalori di una matrice quadrata di ordine n๐‘› sono gli zeri del suo polinomio caratteristico, che ha grado n๐‘›, non รจ detto che una matrice quadrata a coefficienti in un campo K๐พ abbia necessariamente degli autovalori in K๐พ. Giร  nel caso in cui K=โ„๐พโ„ e n=2๐‘›2, รจ noto che ci sono equazioni di secondo grado che non hanno soluzioni reali. Se invece K๐พ รจ un campo algebricamente chiuso, come ad esempio il campo dei numeri complessi, allora ogni polinomio di grado nโ‰ฅ1๐‘›1 a coefficienti in K๐พ possiede n๐‘› zeri in K๐พ (contati con le appropriate molteplicitร ), quindi ogni matrice quadrata a coefficienti in un campo algebricamente chiuso possiede degli autovalori.

Osservazione. Abbiamo visto che, se due matrici quadrate sono simili, esse hanno lo stesso polinomio caratteristico. Non vale invece il viceversa. Ad esempio, le seguenti matrici di ordine n๐‘›

(ฮฑ0โ‹ฏ000ฮฑโ‹ฏ00โ‹ฎโ‹ฎโ‹ฑโ‹ฎโ‹ฎ00โ‹ฏฮฑ000โ‹ฏ0ฮฑ)e(ฮฑ10โ‹ฏ00ฮฑ1โ‹ฏ0โ‹ฎโ‹ฎโ‹ฑโ‹ฑโ‹ฎ00โ‹ฏฮฑ100โ‹ฏ0ฮฑ)matrix๐›ผ0โ‹ฏ000๐›ผโ‹ฏ00โ‹ฎโ‹ฎโ‹ฑโ‹ฎโ‹ฎ00โ‹ฏ๐›ผ000โ‹ฏ0๐›ผematrix๐›ผ10โ‹ฏ00๐›ผ1โ‹ฏ0โ‹ฎโ‹ฎโ‹ฑโ‹ฑโ‹ฎ00โ‹ฏ๐›ผ100โ‹ฏ0๐›ผ

hanno lo stesso polinomio caratteristico (ฮฑโˆ’x)nsuperscript๐›ผ๐‘ฅ๐‘›, ma, ovviamente, non sono simili, dato che una matrice scalare รจ simile solo a sรฉ stessa.

Una volta noti gli autovalori, la determinazione degli autovettori non presenta alcuna difficoltร . Se ฮป๐œ† รจ un autovalore di f๐‘“ (o di una matrice A๐ด) gli autovettori corrispondenti sono gli elementi non nulli del sottospazio vettoriale Kerโข(fโˆ’ฮป)Ker๐‘“๐œ†. Si tratta dunque di determinare le soluzioni non nulle del seguente sistema di equazioni lineari:

(Aโˆ’ฮปโ‹…I)โข(x1โ‹ฎxn)=0.๐ดโ‹…๐œ†๐ผmatrixsubscript๐‘ฅ1โ‹ฎsubscript๐‘ฅ๐‘›0

Vediamo ora alcuni esempi.

Esempio. Consideriamo la matrice a coefficienti reali

A=(0โˆ’110).๐ดmatrix0110

Essa corrisponde alla seguente applicazione lineare:

f:โ„2โ†’โ„2(ab)โ†ฆ(โˆ’ba):๐‘“formulae-sequenceโ†’superscriptโ„2superscriptโ„2maps-tomatrix๐‘Ž๐‘matrix๐‘๐‘Ž

Il polinomio caratteristico della matrice A๐ด รจ

det(Aโˆ’xโ‹…I)=det(โˆ’xโˆ’11โˆ’x)=x2+1๐ดโ‹…๐‘ฅ๐ผmatrix๐‘ฅ11๐‘ฅsuperscript๐‘ฅ21

che non ha zeri reali. La matrice A๐ด non ha dunque autovalori reali (ha tuttavia due autovalori complessi, dati da x1=โˆ’1subscript๐‘ฅ11 e x2=โˆ’โˆ’1subscript๐‘ฅ21).

Esempio. Consideriamo la matrice a coefficienti reali

A=(04โˆ’14).๐ดmatrix0414

Il polinomio caratteristico di A๐ด รจ

det(Aโˆ’xโ‹…I)=det(โˆ’x4โˆ’14โˆ’x)=x2โˆ’4โขx+4=(xโˆ’2)2.๐ดโ‹…๐‘ฅ๐ผmatrix๐‘ฅ414๐‘ฅsuperscript๐‘ฅ24๐‘ฅ4superscript๐‘ฅ22

Tale polinomio possiede un unico zero reale x=2๐‘ฅ2. Gli autovettori sono dunque le soluzioni non nulle del seguente sistema:

(Aโˆ’2โ‹…I)โข(x1x2)=0,๐ดโ‹…2๐ผmatrixsubscript๐‘ฅ1subscript๐‘ฅ20

cioรจ

(โˆ’24โˆ’12)โข(x1x2)=(00)matrix2412matrixsubscript๐‘ฅ1subscript๐‘ฅ2matrix00

Questo sistema si riscrive come segue

{โˆ’2โขx1+4โขx2=0โˆ’x1+2โขx2=0

e le sue soluzioni sono dunque le soluzioni della singola equazione x1=2โขx2subscript๐‘ฅ12subscript๐‘ฅ2. Lo spazio delle soluzioni รจ pertanto

V2={(2โขฮฑฮฑ):ฮฑโˆˆโ„}subscript๐‘‰2conditional-setmatrix2๐›ผ๐›ผ๐›ผโ„

il quale ha dimensione 11.

Abbiamo cosรฌ concluso che lโ€™autospazio relativo allโ€™autovalore ฮป=2๐œ†2 ha dimensione 11. Poichรฉ non ci sono altri autovalori, ciรฒ significa che non esiste una base di โ„2superscriptโ„2 formata da autovettori di A๐ด. Quindi A๐ด non รจ diagonalizzabile.

Esempio. Consideriamo la matrice a coefficienti reali

A=(โˆ’58โˆ’47).๐ดmatrix5847

Il polinomio caratteristico di A๐ด รจ

det(Aโˆ’xโ‹…I)=det(โˆ’5โˆ’x8โˆ’47โˆ’x)=x2โˆ’2โขxโˆ’3.๐ดโ‹…๐‘ฅ๐ผmatrix5๐‘ฅ847๐‘ฅsuperscript๐‘ฅ22๐‘ฅ3

Tale polinomio possiede due radici reali x1=โˆ’1subscript๐‘ฅ11 e x2=3subscript๐‘ฅ23; questi sono i due autovalori di A๐ด.

Consideriamo lโ€™autovalore ฮป1=โˆ’1subscript๐œ†11; i corrispondenti autovettori sono le soluzioni non nulle del seguente sistema:

(Aโˆ’(โˆ’1)โ‹…I)โข(x1x2)=0,๐ดโ‹…1๐ผmatrixsubscript๐‘ฅ1subscript๐‘ฅ20

cioรจ

(โˆ’48โˆ’48)โข(x1x2)=(00).matrix4848matrixsubscript๐‘ฅ1subscript๐‘ฅ2matrix00

Questo sistema si riscrive come segue

{โˆ’4โขx1+8โขx2=0โˆ’4โขx1+8โขx2=0

e le soluzioni sono quindi quelle della singola equazione x1=2โขx2subscript๐‘ฅ12subscript๐‘ฅ2. Lo spazio delle soluzioni รจ dunque

Vโˆ’1={(2โขฮฑฮฑ):ฮฑโˆˆโ„}subscript๐‘‰1conditional-setmatrix2๐›ผ๐›ผ๐›ผโ„

il quale ha dimensione 11. Una base di tale sottospazio รจ costituita, ad esempio, dal vettore v1=(2,1)subscript๐‘ฃ121.

Consideriamo ora lโ€™autovalore ฮป2=3subscript๐œ†23; i corrispondenti autovettori sono le soluzioni non nulle del seguente sistema:

(Aโˆ’3โ‹…I)โข(x1x2)=0,๐ดโ‹…3๐ผmatrixsubscript๐‘ฅ1subscript๐‘ฅ20

cioรจ

(โˆ’88โˆ’44)โข(x1x2)=(00).matrix8844matrixsubscript๐‘ฅ1subscript๐‘ฅ2matrix00

Questo sistema si riscrive come segue

{โˆ’8โขx1+8โขx2=0โˆ’4โขx1+4โขx2=0

e le sue soluzioni sono quindi le soluzioni della singola equazione x1=x2subscript๐‘ฅ1subscript๐‘ฅ2. Lo spazio delle soluzioni รจ dunque

V3={(ฮฒฮฒ):ฮฒโˆˆโ„}subscript๐‘‰3conditional-setmatrix๐›ฝ๐›ฝ๐›ฝโ„

il quale ha dimensione 11. Una base di tale sottospazio รจ costituita, ad esempio, dal vettore v2=(1,1)subscript๐‘ฃ211.

Si puรฒ facilmente verificare che i vettori v1=(2,1)subscript๐‘ฃ121 e v2=(1,1)subscript๐‘ฃ211 sono linearmente indipendenti, quindi formano una base di โ„2superscriptโ„2.

In conclusione, esiste una base di โ„2superscriptโ„2 formata da autovettori di A๐ด, quindi A๐ด รจ diagonalizzabile.