Lezione 17


1 Il determinante di una funzione lineare (o di una matrice)

Se consideriamo una matrice quadrata di ordine 22

A=(abcd)𝐴matrixπ‘Žπ‘π‘π‘‘

Γ¨ facile verificare, con un calcolo diretto, che la sua matrice inversa Γ¨

Aβˆ’1=(da⁒dβˆ’b⁒cβˆ’ba⁒dβˆ’b⁒cβˆ’ca⁒dβˆ’b⁒caa⁒dβˆ’b⁒c)=1a⁒dβˆ’b⁒c⁒(dβˆ’bβˆ’ca)superscript𝐴1matrixπ‘‘π‘Žπ‘‘π‘π‘π‘π‘Žπ‘‘π‘π‘π‘π‘Žπ‘‘π‘π‘π‘Žπ‘Žπ‘‘π‘π‘1π‘Žπ‘‘π‘π‘matrixπ‘‘π‘π‘π‘Ž

(basta verificare che A⁒Aβˆ’1=I𝐴superscript𝐴1𝐼 e che Aβˆ’1⁒A=Isuperscript𝐴1𝐴𝐼).

Naturalmente, affinchΓ© Aβˆ’1superscript𝐴1 esista, Γ¨ necessario che il denominatore a⁒dβˆ’b⁒cπ‘Žπ‘‘π‘π‘ delle varie frazioni sia diverso da 00. Si conclude quindi che esiste un numero associato alla matrice A𝐴 (precisamente a⁒dβˆ’b⁒cπ‘Žπ‘‘π‘π‘) che determina se A𝐴 Γ¨ invertibile (a⁒dβˆ’b⁒cβ‰ 0π‘Žπ‘‘π‘π‘0) oppure no (a⁒dβˆ’b⁒c=0π‘Žπ‘‘π‘π‘0). Tale numero Γ¨ detto il determinante di A𝐴.

Ci proponiamo ora di estendere quanto appena visto al caso di matrici nΓ—n𝑛𝑛. Iniziamo osservando che il determinante puΓ² essere visto come una funzione dei due vettori colonna di A𝐴:

det:(ac),(bd)↦a⁒dβˆ’b⁒c:maps-tomatrixπ‘Žπ‘matrixπ‘π‘‘π‘Žπ‘‘π‘π‘

Questa funzione ha le seguenti proprietΓ  (che si possono verificare con un calcolo diretto):

  1. 1.

    det(a1⁒v1+a2⁒v2,w)=a1⁒det(v1,w)+a2⁒det(v2,w)subscriptπ‘Ž1subscript𝑣1subscriptπ‘Ž2subscript𝑣2𝑀subscriptπ‘Ž1subscript𝑣1𝑀subscriptπ‘Ž2subscript𝑣2𝑀

  2. 2.

    det(v,b1⁒w1+b2⁒w2)=b1⁒det(v,w1)+b2⁒det(v,w2)𝑣subscript𝑏1subscript𝑀1subscript𝑏2subscript𝑀2subscript𝑏1𝑣subscript𝑀1subscript𝑏2𝑣subscript𝑀2

  3. 3.

    det(w,v)=βˆ’det(v,w)𝑀𝑣𝑣𝑀

per ogni v,v1,v2,w,w1,w2∈K2𝑣subscript𝑣1subscript𝑣2𝑀subscript𝑀1subscript𝑀2superscript𝐾2 e ogni a1,a2,b1,b2∈Ksubscriptπ‘Ž1subscriptπ‘Ž2subscript𝑏1subscript𝑏2𝐾.

Le prime due proprietà ci dicono che questa funzione è bilineare, cioè è lineare sia nel primo che nel secondo argomento, la terza proprietà ci dice che è una funzione antisimmetrica, o alternante, cioè cambia segno quando si scambiano i due argomenti. Queste osservazioni motivano la seguente definizione.

Definizione. Sia V𝑉 uno spazio vettoriale di dimensione n𝑛 sul campo K𝐾 (supponiamo che K𝐾 non abbia caratteristica 22, cioΓ¨ che non sia 1+1=0110). Una funzione

F:VΓ—VΓ—β‹―Γ—Vβ†’K:𝐹→𝑉𝑉⋯𝑉𝐾

definita sul prodotto cartesiano di V𝑉 per sΓ© stesso n𝑛-volte e a valori nel campo K𝐾 Γ¨ detta n𝑛-lineare alternante se essa Γ¨ lineare in ciascuno degli n𝑛 argomenti e cambia segno ogni volta che due argomenti vengono scambiati. Una tale funzione Γ¨ anche detta una forma n𝑛-lineare alternante.

Osservazione. È importante notare che una funzione alternante F𝐹 si annulla non appena due dei suoi argomenti sono uguali. Infatti se due argomenti di F𝐹 sono uguali e li scambiamo tra loro non cambia assolutamente nulla, quindi il valore di F𝐹 non cambia. D’altra parte, siccome F𝐹 Γ¨ alternante, lo scambio dei due argomenti deve provocare un cambiamento di segno nel valore assunto da F𝐹. Questo significa che il valore assunto da F𝐹 deve essere uguale al suo opposto e, pertanto, tale valore deve essere 00.

Le forme n𝑛-lineari alternanti sullo spazio vettoriale V𝑉 si possono sommare tra loro e moltiplicare per degli elementi del campo K𝐾 ed Γ¨ immediato verificare che esse formano uno spazio vettoriale su K𝐾, che indicheremo con An⁒(V)superscript𝐴𝑛𝑉.

Teorema. Sia V𝑉 uno spazio vettoriale di dimensione n𝑛 sul campo K𝐾. Lo spazio vettoriale An⁒(V)superscript𝐴𝑛𝑉 ha dimensione 11.

Dimostrazione. Sia F𝐹 una forma n𝑛-lineare alternante e sia {v1,v2,…,vn}subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 una base di V𝑉. Consideriamo n𝑛 vettori di V𝑉, w1,w2,…,wnsubscript𝑀1subscript𝑀2…subscript𝑀𝑛, che scriveremo come combinazione lineare dei vettori della base:

w1=βˆ‘j1=1naj1,1⁒vj1,…,wn=βˆ‘jn=1najn,n⁒vjnformulae-sequencesubscript𝑀1superscriptsubscriptsubscript𝑗11𝑛subscriptπ‘Žsubscript𝑗11subscript𝑣subscript𝑗1…subscript𝑀𝑛superscriptsubscriptsubscript𝑗𝑛1𝑛subscriptπ‘Žsubscript𝑗𝑛𝑛subscript𝑣subscript𝑗𝑛

e calcoliamo F⁒(w1,w2,…,wn)𝐹subscript𝑀1subscript𝑀2…subscript𝑀𝑛.

Per la linearitΓ  di F𝐹 in ciascuno degli n𝑛 argomenti, possiamo portare davanti a F𝐹 tutte le sommatorie e tutti gli scalari, ottenendo

F⁒(w1,w2,…,wn)=βˆ‘j1=1nβˆ‘j2=1nβ‹―β’βˆ‘jn=1naj1,1⁒aj2,2⁒…⁒ajn,n⁒F⁒(vj1,vj2,…,vjn)𝐹subscript𝑀1subscript𝑀2…subscript𝑀𝑛superscriptsubscriptsubscript𝑗11𝑛superscriptsubscriptsubscript𝑗21𝑛⋯superscriptsubscriptsubscript𝑗𝑛1𝑛subscriptπ‘Žsubscript𝑗11subscriptπ‘Žsubscript𝑗22…subscriptπ‘Žsubscript𝑗𝑛𝑛𝐹subscript𝑣subscript𝑗1subscript𝑣subscript𝑗2…subscript𝑣subscript𝑗𝑛

In questa espressione tutti i termini F⁒(vj1,vj2,…,vjn)𝐹subscript𝑣subscript𝑗1subscript𝑣subscript𝑗2…subscript𝑣subscript𝑗𝑛 dove compaiono almeno due vettori uguali si annullano, a causa dell’alternanza di F𝐹. Rimangono quindi solo i termini F⁒(vj1,vj2,…,vjn)𝐹subscript𝑣subscript𝑗1subscript𝑣subscript𝑗2…subscript𝑣subscript𝑗𝑛 ove compaiono solo vettori distinti, cioΓ¨ ove compaiono tutti i vettori della base v1,v2,…,vnsubscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 permutati tra loro. È quindi possibile scambiare tra loro i vettori vj1,vj2,…,vjnsubscript𝑣subscript𝑗1subscript𝑣subscript𝑗2…subscript𝑣subscript𝑗𝑛 per riportarli nell’ordine v1,v2,…,vnsubscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 e si avrΓ 

F⁒(vj1,vj2,…,vjn)=Β±F⁒(v1,v2,…,vn).𝐹subscript𝑣subscript𝑗1subscript𝑣subscript𝑗2…subscript𝑣subscript𝑗𝑛plus-or-minus𝐹subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛

Per maggior precisione, si avrΓ 

F⁒(vj1,vj2,…,vjn)=F⁒(v1,v2,…,vn)𝐹subscript𝑣subscript𝑗1subscript𝑣subscript𝑗2…subscript𝑣subscript𝑗𝑛𝐹subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛

se il numero di scambi effettuati per riportare i vettori nell’ordine v1,v2,…,vnsubscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 Γ¨ pari. Se invece tale numero di scambi Γ¨ dispari, si avrΓ 

F⁒(vj1,vj2,…,vjn)=βˆ’F⁒(v1,v2,…,vn).𝐹subscript𝑣subscript𝑗1subscript𝑣subscript𝑗2…subscript𝑣subscript𝑗𝑛𝐹subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛

Ricordiamo che il segno di una permutazione ΟƒπœŽ degli n𝑛 indici {1,2,…,n}12…𝑛 (indicato con sgn⁒(Οƒ)sgn𝜎) Γ¨ + se ΟƒπœŽ coinvolge un numero pari di scambi ed Γ¨ βˆ’ se ΟƒπœŽ coinvolge un numero dispari di scambi.

Da quanto detto segue che

F⁒(w1,w2,…,wn)=βˆ‘Οƒsgn⁒(Οƒ)⁒aσ⁒(1),1⁒aσ⁒(2),2⁒…⁒aσ⁒(n),n⁒F⁒(v1,v2,…,vn)𝐹subscript𝑀1subscript𝑀2…subscript𝑀𝑛subscript𝜎sgn𝜎subscriptπ‘ŽπœŽ11subscriptπ‘ŽπœŽ22…subscriptπ‘ŽπœŽπ‘›π‘›πΉsubscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛

ove la sommatoria Γ¨ estesa a tutte le n!𝑛 permutazioni degli indici {1,2,…,n}12…𝑛.

Da questa formula possiamo trarre alcune importanti conseguenze. La prima Γ¨ che F𝐹 Γ¨ identicamente nulla se si annulla sui vettori di base, cioΓ¨ se F⁒(v1,v2,…,vn)=0𝐹subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛0. La seconda Γ¨ che una forma n𝑛-lineare alternante Γ¨ determinata in modo unico dal valore che assume sui vettori di base.

Supponiamo quindi di avere due elementi non nulli F,G∈An⁒(V)𝐹𝐺superscript𝐴𝑛𝑉 e sia k1=F⁒(v1,v2,…,vn)subscriptπ‘˜1𝐹subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 e k2=G⁒(v1,v2,…,vn)subscriptπ‘˜2𝐺subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛. Dato che F𝐹 e G𝐺 sono diversi da 00, anche k1subscriptπ‘˜1 e k2subscriptπ‘˜2 non sono nulli e possiamo scrivere

G⁒(v1,v2,…,vn)=k2k1⁒F⁒(v1,v2,…,vn).𝐺subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛subscriptπ‘˜2subscriptπ‘˜1𝐹subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛

Ma dato che F𝐹 e G𝐺 sono univocamente determinate dal valore che assumono sui vettori di base, da ciò segue che

G=k2k1⁒F,𝐺subscriptπ‘˜2subscriptπ‘˜1𝐹

il che dimostra che tutti gli elementi non nulli di An⁒(V)superscript𝐴𝑛𝑉 sono proporzionali e quindi An⁒(V)superscript𝐴𝑛𝑉 ha dimensione 11.

Osservazione. Sia f:Vβ†’V:𝑓→𝑉𝑉 una funzione lineare e sia F∈An⁒(V)𝐹superscript𝐴𝑛𝑉 una forma n𝑛-lineare alternante, che supponiamo diversa da 00.

Sia fΓ—β‹―Γ—f𝑓⋯𝑓 la funzione dal prodotto cartesiano di V𝑉 per sΓ© stesso n𝑛 volte in sΓ© che manda la n𝑛-upla di vettori (w1,…,wn)subscript𝑀1…subscript𝑀𝑛 in (f⁒(w1),…,f⁒(wn))𝑓subscript𝑀1…𝑓subscript𝑀𝑛.

Dato che f𝑓 Γ¨ lineare e F𝐹 Γ¨ n𝑛-lineare alternante, anche la funzione composta F∘(fΓ—β‹―Γ—f)𝐹𝑓⋯𝑓 che manda la n𝑛-upla di vettori (w1,…,wn)subscript𝑀1…subscript𝑀𝑛 in F⁒(f⁒(w1),…,f⁒(wn))𝐹𝑓subscript𝑀1…𝑓subscript𝑀𝑛 Γ¨ n𝑛-lineare alternante e, dato che An⁒(V)superscript𝐴𝑛𝑉 ha dimensione 11, deve essere

F∘(fΓ—β‹―Γ—f)=λ⁒F,πΉπ‘“β‹―π‘“πœ†πΉ

per qualche λ∈Kπœ†πΎ.

Definizione. Lo scalare Ξ»πœ† che compare nella formula precedente Γ¨ il determinante della funzione lineare f𝑓, cioΓ¨ si pone

detf=F∘(fΓ—β‹―Γ—f)F𝑓𝐹𝑓⋯𝑓𝐹

Naturalmente bisogna verificare che questa definizione non dipende dalla scelta dell’elemento non nullo F∈An⁒(V)𝐹superscript𝐴𝑛𝑉.

Sia quindi G𝐺 un altro elemento non nullo di An⁒(V)superscript𝐴𝑛𝑉. Dato che An⁒(V)superscript𝐴𝑛𝑉 ha dimensione 11, si ha G=k⁒FπΊπ‘˜πΉ, per qualche scalare kβ‰ 0π‘˜0. Pertanto

G∘(fΓ—β‹―Γ—f)G=k⁒F∘(fΓ—β‹―Γ—f)k⁒F=F∘(fΓ—β‹―Γ—f)F,πΊπ‘“β‹―π‘“πΊπ‘˜πΉπ‘“β‹―π‘“π‘˜πΉπΉπ‘“β‹―π‘“πΉ

il che conferma che usando F𝐹 oppure G𝐺 si ottiene lo stesso valore per il determinante di f𝑓.

Osservazione. È importante notare che la definizione del determinante di f𝑓 Γ¨ intrinseca, nel senso che dipende solo da f𝑓 e non dalla scelta di una base di V𝑉. La conseguenza di ciΓ² Γ¨ che per calcolare il determinante di f𝑓 possiamo valutare le funzioni nei vettori di una base qualunque di V𝑉, essendo certi che il risultato non dipenderΓ  dalla base scelta. Pertanto, se i vettori v1,v2,…,vnsubscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 sono una base di V𝑉, si ha

detf=F⁒(f⁒(v1),…,f⁒(vn))F⁒(v1,…,vn)𝑓𝐹𝑓subscript𝑣1…𝑓subscript𝑣𝑛𝐹subscript𝑣1…subscript𝑣𝑛

1.1 Formula esplicita per il determinante

Sia f:Vβ†’V:𝑓→𝑉𝑉 una funzione lineare e sia {v1,v2,…,vn}subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 una base di V𝑉. Poniamo

f⁒(v1)=βˆ‘j1=1naj1,1⁒vj1,…,f⁒(vn)=βˆ‘jn=1najn,n⁒vjn,formulae-sequence𝑓subscript𝑣1superscriptsubscriptsubscript𝑗11𝑛subscriptπ‘Žsubscript𝑗11subscript𝑣subscript𝑗1…𝑓subscript𝑣𝑛superscriptsubscriptsubscript𝑗𝑛1𝑛subscriptπ‘Žsubscript𝑗𝑛𝑛subscript𝑣subscript𝑗𝑛

ove gli ai,jsubscriptπ‘Žπ‘–π‘— sono gli elementi della matrice A𝐴 di f𝑓 nella base indicata.

Abbiamo giΓ  visto che se F𝐹 Γ¨ una forma n𝑛-lineare alternante non nulla, si ha

F⁒(f⁒(v1),f⁒(v2),…,f⁒(vn))=βˆ‘Οƒsgn⁒(Οƒ)⁒aσ⁒(1),1⁒aσ⁒(2),2⁒…⁒aσ⁒(n),n⁒F⁒(v1,v2,…,vn)𝐹𝑓subscript𝑣1𝑓subscript𝑣2…𝑓subscript𝑣𝑛subscript𝜎sgn𝜎subscriptπ‘ŽπœŽ11subscriptπ‘ŽπœŽ22…subscriptπ‘ŽπœŽπ‘›π‘›πΉsubscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛

ove la sommatoria Γ¨ estesa a tutte le n!𝑛 permutazioni degli indici {1,2,…,n}12…𝑛. Pertanto, dalla definizione del determinante di f𝑓 si ricava

detf=βˆ‘Οƒsgn⁒(Οƒ)⁒aσ⁒(1),1⁒aσ⁒(2),2⁒…⁒aσ⁒(n),n.𝑓subscript𝜎sgn𝜎subscriptπ‘ŽπœŽ11subscriptπ‘ŽπœŽ22…subscriptπ‘ŽπœŽπ‘›π‘›

Possiamo sintetizzare questa formula come segue: il determinante di una matrice quadrata Γ¨ la somma dei prodotti degli elementi della matrice, presi uno per ciascuna riga e per ciascuna colonna in tutti i modi possibili. Ciascun prodotto va preso con il segno + o βˆ’ in base al segno della corrispondente permutazione degli indici.

Esempio. Consideriamo una matrice quadrata di ordine 33:

A=(a1,1a1,2a1,3a2,1a2,2a2,3a3,1a3,2a3,3)𝐴matrixsubscriptπ‘Ž11subscriptπ‘Ž12subscriptπ‘Ž13subscriptπ‘Ž21subscriptπ‘Ž22subscriptπ‘Ž23subscriptπ‘Ž31subscriptπ‘Ž32subscriptπ‘Ž33

Scrivendo esplicitamente tutte le 3!=636 permutazioni degli indici {1,2,3}123, calcolando il segno di ciascuna permutazione e sostituendo nella formula esplicita per il calcolo del determinante, si ottiene:

detA=a1,1⁒a2,2⁒a3,3+a3,1⁒a1,2⁒a2,3+a2,1⁒a3,2⁒a1,3βˆ’a3,1⁒a2,2⁒a1,3βˆ’a1,1⁒a3,2⁒a2,3βˆ’a2,1⁒a1,2⁒a3,3𝐴subscriptπ‘Ž11subscriptπ‘Ž22subscriptπ‘Ž33subscriptπ‘Ž31subscriptπ‘Ž12subscriptπ‘Ž23subscriptπ‘Ž21subscriptπ‘Ž32subscriptπ‘Ž13subscriptπ‘Ž31subscriptπ‘Ž22subscriptπ‘Ž13subscriptπ‘Ž11subscriptπ‘Ž32subscriptπ‘Ž23subscriptπ‘Ž21subscriptπ‘Ž12subscriptπ‘Ž33

Concludiamo con un’osservazione importante.

Osservazione. Sia f:Vβ†’V:𝑓→𝑉𝑉 una funzione lineare, F𝐹 una forma n𝑛-lineare alternante non nulla e sia {v1,v2,…,vn}subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 una base di V𝑉. Se f𝑓 non Γ¨ invertibile (quindi non Γ¨ iniettiva e nemmeno suriettiva) i vettori f⁒(v1),…,f⁒(vn)𝑓subscript𝑣1…𝑓subscript𝑣𝑛 generano l’immagine di f𝑓 ma non sono una base di V𝑉 in quanto sono linearmente dipendenti. Pertanto esiste un indice j𝑗 tale che f⁒(vj)𝑓subscript𝑣𝑗 sia combinazione lineare degli f⁒(vi)𝑓subscript𝑣𝑖, con iβ‰ j𝑖𝑗. In tal caso si ha F⁒(f⁒(v1),…,f⁒(vj),…,f⁒(vn))=F⁒(f⁒(v1),…,βˆ‘iβ‰ jΞ±i⁒f⁒(vi),…,f⁒(vn))=0𝐹𝑓subscript𝑣1…𝑓subscript𝑣𝑗…𝑓subscript𝑣𝑛𝐹𝑓subscript𝑣1…subscript𝑖𝑗subscript𝛼𝑖𝑓subscript𝑣𝑖…𝑓subscript𝑣𝑛0, perchΓ© tra gli argomenti di F𝐹 ci sono sempre due vettori uguali. Da ciΓ² segue che se f𝑓 non Γ¨ invertibile il suo determinante Γ¨ 00.

Se invece f:Vβ†’V:𝑓→𝑉𝑉 Γ¨ invertibile, i vettori f⁒(v1),…,f⁒(vn)𝑓subscript𝑣1…𝑓subscript𝑣𝑛 sono linearmente indipendenti e quindi sono una base di V𝑉. In tal caso F⁒(f⁒(v1),…,f⁒(vn))β‰ 0𝐹𝑓subscript𝑣1…𝑓subscript𝑣𝑛0 perchΓ© F𝐹 non Γ¨ nulla e quindi detfβ‰ 0𝑓0.

Possiamo quindi concludere che f𝑓 Γ¨ invertibile se e solo se detfβ‰ 0𝑓0.