1 Il biduale di uno spazio vettoriale
PoichΓ© il duale di uno spazio vettoriale Γ¨, a sua volta, uno spazio vettoriale, possiamo considerare il duale di .
Definizione.
Sia uno spazio vettoriale e il suo duale. Indichiamo con il duale dello spazio vettoriale . Lo spazio vettoriale Γ¨ detto il biduale di .
Un elemento Γ¨ dunque una funzione lineare .
La dualitΓ canonica tra e Γ¨ la seguente funzione:
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Ad ogni vettore Γ¨ possibile associare un elemento definito ponendo
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per ogni (è immediato verificare che la funzione così definita è una funzione lineare).
Risulta così definita, in modo canonico, una funzione
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Si verifica facilmente che Γ¨ una funzione lineare. Essa Γ¨ pure iniettiva, infatti se Γ¨ tale che , si ha , per ogni , da cui segue che .
La funzione permette dunque di identificare con un sottospazio vettoriale di , .
Definizione.
La funzione Γ¨ detta lβimmersione canonica di nel suo biduale .
Teorema.
Se Γ¨ uno spazio vettoriale finitamente generato esiste un isomorfismo canonico .
Dimostrazione.
Se Γ¨ finitamente generato, si ha e quindi anche .
Ricordando che la funzione Γ¨ iniettiva, dallβuguaglianza delle dimensioni di e segue che Γ¨ un isomorfismo.
Osservazione.
Se Γ¨ uno spazio vettoriale finitamente generato esistono degli isomorfismi canonici
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Pertanto, attraverso applicazioni ripetute della costruzione dello spazio vettoriale duale, si ottengono in effetti solo due spazi vettoriali, e .
Dato un sottoinsieme abbiamo definito il suo ortogonale , rispetto alla dualitΓ canonica tra e ponendo
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Ora perΓ² possiamo anche definire lβortogonale di in , rispetto alla dualitΓ canonica tra e . Indichiamo temporaneamente questo ortogonale con
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Si ha il seguente risultato:
Teorema.
Per ogni spazio vettoriale ed ogni sottoinsieme , si ha
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ove Γ¨ lβimmersione canonica.
Inoltre vale lβuguaglianza quando Γ¨ finitamente generato.
Dimostrazione.
Sia . Allora
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per ogni . Pertanto .
Se Γ¨ finitamente generato, si ha poi
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quindi dallβinclusione e dallβuguaglianza delle dimensioni dei due sottospazi segue che .
Nel caso di uno spazio vettoriale finitamente generato, lβisomorfismo canonico tra e permette quindi di identificare lβortogonale di in con lβortogonale di in .
Per tale ragione dβora in poi scriveremo semplicemente per indicare lβortogonale di un sottoinsieme di .
Teorema.
Sia uno spazio vettoriale finitamente generato.
Per ogni sottoinsieme , si ha
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Analogamente, per ogni sottoinsieme , si ha
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Dimostrazione.
Abbiamo giΓ dimostrato che, per ogni sottoinsieme , vale lβinclusione
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Dallβipotesi che sia finitamente generato segue che
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Dallβinclusione e
dallβuguaglianza delle dimensioni dei due sottospazi segue che
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La dimostrazione della seconda affermazione Γ¨ del tutto analoga.
Abbiamo visto che, per uno spazio vettoriale di dimensione finita,
il biduale Γ¨ canonicamente isomorfo a .
Non Γ¨ invece possibile, in generale, definire un isomorfismo canonico
tra e il suo duale .
Come ora vedremo, la situazione cambia se Γ¨ dotato di una forma
bilineare simmetrica non degenere.
Consideriamo dunque uno spazio vettoriale , di dimensione , sul
campo e sia una forma bilineare simmetrica
non degenere.
Definiamo la funzione
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come segue: Γ¨ la forma lineare
definita da , per ogni .
La bilinearitΓ di implica la linearitΓ della funzione .
Dimostriamo ora che il fatto che sia non degenere implica che
Γ¨ iniettiva. Infatti se si ha ,
cioΓ¨ , per ogni . Lβipotesi che
sia non degenere implica allora che , quindi e dunque Γ¨ iniettiva.
Ora che sappiamo che Γ¨ iniettiva basta ricordare che e
hanno la stessa dimensione per concludere che Γ¨ un isomorfismo,
definito in modo canonico, tra e il suo duale (ovviamente lβisomorfismo
dipende dalla forma bilineare ).
Possiamo osservare che, tramite questo isomorfismo, la dualitΓ canonica
tra e corrisponde proprio alla
forma bilineare .
Consideriamo ora una base di
e indichiamo con la base duale di .
Indichiamo con la matrice di rispetto alla base
di (ricordiamo che ciΓ² significa che ).
Ci proponiamo di determinare la matrice della funzione lineare
rispetto alle basi di e di .
Dato un vettore della base , si ha
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Dβaltra parte, per ogni vettore della base , in base alla
definizione della funzione , si ha anche
.
Da queste due formule si ricava allora
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Questo significa che la matrice della funzione lineare
non Γ¨ altro che la matrice della forma bilineare .
Ora si vede chiaramente come il fatto che sia non degenere, cioè che
, ha come conseguenza il fatto che la funzione sia invertibile
e dunque sia un isomorfismo tra e il suo duale .
Lβisomorfismo inverso corrisponde quindi alla
matrice , inversa di .
2 La trasposta di una funzione lineare
Siano e due spazi vettoriali su e sia una funzione lineare.
Per ogni forma lineare , la funzione composta Γ¨ lineare, in quanto composizione di funzioni lineari.
Possiamo quindi definire una funzione
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ponendo , per ogni .
Da questa definizione si deduce che vale la seguente formula
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per ogni e ogni . è immediato verificare che la funzione così definita è lineare.
Definizione.
Data una funzione lineare ,
la funzione Γ¨ detta la trasposta di .
Lβoperazione di trasposizione definisce quindi una funzione
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la quale, come ora dimostreremo, Γ¨ a sua volta lineare.
Teorema.
Siano e due spazi vettoriali su . Per ogni e ogni , si ha
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Dimostrazione.
Per ogni e ogni si ha
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CiΓ² implica che , come volevasi dimostrare.
Lβoperazione di trasposizione gode anche di unβaltra importante proprietΓ :
Teorema.
Se , e sono tre spazi vettoriali su e , , si ha
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Dimostrazione.
Per ogni e ogni si ha:
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CiΓ² implica che , come volevasi dimostrare.
Dati due spazi vettoriali e e una funzione lineare , la trasposta di , , Γ¨ anchβessa una funzione lineare, pertanto possiamo considerare la sua trasposta .
Come abbiamo giΓ visto, esistono due immersioni canoniche e . Queste funzioni sono collegate tra loro nel modo che ora descriveremo:
Teorema.
Si ha .
Dimostrazione.
La dimostrazione Γ¨ un semplice calcolo, che consiste nellβapplicare le definizioni delle varie funzioni coinvolte.
Dalla definizione di si ha
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per ogni e ogni .
Analogamente, dalla definizione di segue che
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per ogni e ogni .
Ricordando la definizione dellβimmersione canonica di uno spazio vettoriale nel suo biduale, si ha:
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per ogni , , e .
Combinando queste formule si ottiene:
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PoichΓ© questa uguaglianza vale per ogni , si ha necessariamente
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per ogni , cioè .
Corollario.
Se e sono due spazi vettoriali finitamente generati, ogni funzione lineare si identifica, in modo canonico, con la sua bitrasposta , tramite gli isomorfismi canonici e .
Dimostrazione.
Abbiamo giΓ dimostrato che, nel caso di uno spazio vettoriale finitamente generato, lβimmersione canonica nel suo biduale Γ¨ un isomorfismo. Dallβuguaglianza
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e dal fatto che, in questo caso, e sono degli isomorfismi, si ricava
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come volevasi dimostrare.
Studiamo ora le relazioni esistenti tra il nucleo e lβimmagine di e quelli della sua trasposta .
Teorema.
Sia una funzione lineare e la sua trasposta. Si ha:
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1.
;
-
2.
.
Inoltre, se e sono finitamente generati, vale lβuguaglianza
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Dimostrazione.
(1) Sia . Allora, per ogni , si ha
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quindi .
Viceversa, se , per ogni si ha
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da cui segue che , quindi .
(2) Sia e sia tale che .
Per ogni , si ha
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quindi .
Per dimostrare lβultima affermazione supponiamo che e abbiano dimensione finita. In tal caso si ha:
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Dallβinclusione e dallβuguaglianza delle dimensioni si deduce che vale lβuguaglianza .
Studiamo ora le relazioni esistenti tra la matrice di una funzione lineare e quella della sua trasposta .
Fissiamo dunque una base dello spazio vettoriale , una base di e consideriamo le basi duali di e di .
Teorema.
Sia una funzione lineare e la sua trasposta. Sia la matrice di rispetto alle basi e e indichiamo con la matrice di rispetto alle basi duali e .
Allora la matrice della funzione trasposta è la trasposta della matrice di , cioè .
Dimostrazione.
Indicando con la matrice di , per ogni vettore della base di si ha
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Analogamente, se indichiamo con la matrice di , per ogni vettore della base di si ha
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Si ottiene dunque:
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Dβaltra parte, ricordando la definizione di , si ha
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Confrontando queste due espressioni, si scopre che , cioè .