Lezione 11


1 Funzioni lineari

Ci occuperemo ora dello studio delle funzioni definite tra due spazi vettoriali che β€œrispettano” la struttura di spazio vettoriale, cioΓ¨ che sono compatibili con le operazioni di somma di vettori e di prodotto di un vettore per uno scalare.

Definizione. Siano V𝑉 e Wπ‘Š due spazi vettoriali su un campo K𝐾. Una funzione f:Vβ†’W:π‘“β†’π‘‰π‘Š Γ¨ detta lineare se

  1. 1.

    f⁒(v1+v2)=f⁒(v1)+f⁒(v2)𝑓subscript𝑣1subscript𝑣2𝑓subscript𝑣1𝑓subscript𝑣2

  2. 2.

    f⁒(λ⁒v)=λ⁒f⁒(v)π‘“πœ†π‘£πœ†π‘“π‘£

per ogni v,v1,v2∈V𝑣subscript𝑣1subscript𝑣2𝑉 e ogni λ∈Kπœ†πΎ.

Una funzione lineare tra due spazi vettoriali Γ¨ anche detta un omomorfismo di spazi vettoriali.

Definizione. Sia f:Vβ†’W:π‘“β†’π‘‰π‘Š un omomorfismo di spazi vettoriali. f𝑓 Γ¨ un isomorfismo se esiste un omomorfismo g:Wβ†’V:π‘”β†’π‘Šπ‘‰ tale che g∘f𝑔𝑓 e f∘g𝑓𝑔 sono la funzione identica.

In altre parole, dire che f𝑓 Γ¨ un isomorfismo di spazi vettoriali equivale a dire che f𝑓 Γ¨ un omomorfismo invertibile e che la sua funzione inversa Γ¨ lineare.

Due spazi vettoriali V𝑉 e Wπ‘Š su K𝐾 si dicono isomorfi se esiste un isomorfismo f:Vβ†’W:π‘“β†’π‘‰π‘Š. Quando vorremo indicare che V𝑉 e Wπ‘Š sono isomorfi senza specificare quale sia l’isomorfismo, scriveremo semplicemente Vβ‰…Wπ‘‰π‘Š.

Dalla definizione data segue che un isomorfismo di spazi vettoriali Γ¨ una funzione biiettiva. Dimostriamo ora il viceversa:

Teorema. Sia f:Vβ†’W:π‘“β†’π‘‰π‘Š un omomorfismo di spazi vettoriali. Se la funzione f𝑓 Γ¨ biiettiva essa Γ¨ un isomorfismo.

Dimostrazione. PoichΓ© f𝑓 Γ¨ biiettiva essa Γ¨ invertibile. Rimane quindi solo da dimostrare che la funzione inversa fβˆ’1:Wβ†’V:superscript𝑓1β†’π‘Šπ‘‰ Γ¨ lineare.

Siano dunque w1,w2∈Wsubscript𝑀1subscript𝑀2π‘Š e poniamo v1=fβˆ’1⁒(w1)subscript𝑣1superscript𝑓1subscript𝑀1 e v2=fβˆ’1⁒(w2)subscript𝑣2superscript𝑓1subscript𝑀2. Dall’additivitΓ  di f𝑓 si deduce che f⁒(v1+v2)=f⁒(v1)+f⁒(v2)=w1+w2𝑓subscript𝑣1subscript𝑣2𝑓subscript𝑣1𝑓subscript𝑣2subscript𝑀1subscript𝑀2, da cui segue che fβˆ’1⁒(w1+w2)=v1+v2=fβˆ’1⁒(w1)+fβˆ’1⁒(w2)superscript𝑓1subscript𝑀1subscript𝑀2subscript𝑣1subscript𝑣2superscript𝑓1subscript𝑀1superscript𝑓1subscript𝑀2; ciΓ² dimostra che fβˆ’1superscript𝑓1 Γ¨ additiva.

Consideriamo ora uno scalare λ∈Kπœ†πΎ. Dalla linearitΓ  di f𝑓 segue che f⁒(λ⁒v1)=λ⁒f⁒(v1)=λ⁒w1π‘“πœ†subscript𝑣1πœ†π‘“subscript𝑣1πœ†subscript𝑀1, da cui si deduce che fβˆ’1⁒(λ⁒w1)=λ⁒v1=λ⁒fβˆ’1⁒(w1)superscript𝑓1πœ†subscript𝑀1πœ†subscript𝑣1πœ†superscript𝑓1subscript𝑀1. Abbiamo cosΓ¬ dimostrato che fβˆ’1superscript𝑓1 Γ¨ lineare.

L’importanza della nozione di isomorfismo Γ¨ data dal fatto che esso permette di β€œidentificare” spazi vettoriali diversi, a patto che siano isomorfi. Si puΓ² cosΓ¬ arrivare a una classificazione degli spazi vettoriali, come descritto nel seguente risultato:

Teorema. Sia V𝑉 uno spazio vettoriale di dimensione n𝑛 sul campo K𝐾. Allora V𝑉 Γ¨ isomorfo (non canonicamente) allo spazio vettoriale Knsuperscript𝐾𝑛.

Dimostrazione. Fissiamo una base {v1,v2,…,vn}subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 di V𝑉. Facciamo notare che ciΓ² Γ¨ sempre possibile, anche se non c’è, in generale, nessuna scelta β€œcanonica” per una tale base.

Ora possiamo definire una funzione f:Vβ†’Kn:𝑓→𝑉superscript𝐾𝑛 la quale associa a un vettore v∈V𝑣𝑉 l’unica n𝑛-upla (Ξ»1,…,Ξ»n)∈Knsubscriptπœ†1…subscriptπœ†π‘›superscript𝐾𝑛 per cui si ha

v=Ξ»1⁒v1+β‹―+Ξ»n⁒vn.𝑣subscriptπœ†1subscript𝑣1β‹―subscriptπœ†π‘›subscript𝑣𝑛

È immediato verificare che la funzione f𝑓 Γ¨ lineare. Essa Γ¨ inoltre biiettiva, dato che {v1,v2,…,vn}subscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 Γ¨ una base di V𝑉. Si deduce quindi che f𝑓 Γ¨ un isomorfismo.

Vogliamo far notare che la funzione f𝑓 dipende dalla base di V𝑉 che Γ¨ stata scelta. La non esistenza, in generale, di una base canonica ha quindi come conseguenza la non esistenza di una scelta canonica di un isomorfismo tra V𝑉 e Knsuperscript𝐾𝑛.

Corollario. Due spazi vettoriali di dimensione finita sul campo K𝐾 sono isomorfi (non in modo canonico) se e solo se hanno la stessa dimensione.

2 Nucleo e immagine

Introduciamo ora due sottospazi vettoriali particolarmente importanti associati a una funzione lineare:

Definizione. Sia f:Vβ†’W:π‘“β†’π‘‰π‘Š una funzione lineare tra due spazi vettoriali. Il nucleo di f𝑓 Γ¨ l’insieme dei vettori v𝑣 tali che f⁒(v)=0𝑓𝑣0

Ker⁒(f)={v∈V:f⁒(v)=0}.Ker𝑓conditional-set𝑣𝑉𝑓𝑣0

L’immagine di f𝑓 Γ¨ l’insieme dei vettori w𝑀 che sono immagine tramite f𝑓 di qualche vettore v∈V𝑣𝑉, cioΓ¨ tali che w=f⁒(v)𝑀𝑓𝑣 per qualche v∈V𝑣𝑉

Im⁒(f)={w∈W:w=f⁒(v),Β per qualche ⁒v∈V}.Im𝑓conditional-setπ‘€π‘Šformulae-sequence𝑀𝑓𝑣 per qualche 𝑣𝑉

Teorema. Il nucleo di una funzione lineare f:Vβ†’W:π‘“β†’π‘‰π‘Š Γ¨ un sottospazio vettoriale di V𝑉, mentre l’immagine di f𝑓 Γ¨ un sottospazio vettoriale di Wπ‘Š.

Dimostrazione. Siano v1,v2∈Ker⁒(f)subscript𝑣1subscript𝑣2Ker𝑓 e consideriamo una combinazione lineare Ξ»1⁒v1+Ξ»2⁒v2subscriptπœ†1subscript𝑣1subscriptπœ†2subscript𝑣2, con Ξ»1,Ξ»2∈Ksubscriptπœ†1subscriptπœ†2𝐾. Dalla linearitΓ  di f𝑓 segue che

f⁒(Ξ»1⁒v1+Ξ»2⁒v2)=Ξ»1⁒f⁒(v1)+Ξ»2⁒f⁒(v2)=0,𝑓subscriptπœ†1subscript𝑣1subscriptπœ†2subscript𝑣2subscriptπœ†1𝑓subscript𝑣1subscriptπœ†2𝑓subscript𝑣20

quindi Ξ»1⁒v1+Ξ»2⁒v2∈Ker⁒(f)subscriptπœ†1subscript𝑣1subscriptπœ†2subscript𝑣2Ker𝑓. Questo dimostra che Ker⁒(f)Ker𝑓 Γ¨ un sottospazio vettoriale di V𝑉.

Passiamo ora all’immagine di f𝑓. Siano w1,w2∈Im⁒(f)subscript𝑀1subscript𝑀2Im𝑓 e siano v1,v2∈Vsubscript𝑣1subscript𝑣2𝑉 tali che w1=f⁒(v1)subscript𝑀1𝑓subscript𝑣1 e w2=f⁒(v2)subscript𝑀2𝑓subscript𝑣2. Dalla linearitΓ  di f𝑓 segue che

f⁒(Ξ»1⁒v1+Ξ»2⁒v2)=Ξ»1⁒f⁒(v1)+Ξ»2⁒f⁒(v2)=Ξ»1⁒w1+Ξ»2⁒w2,𝑓subscriptπœ†1subscript𝑣1subscriptπœ†2subscript𝑣2subscriptπœ†1𝑓subscript𝑣1subscriptπœ†2𝑓subscript𝑣2subscriptπœ†1subscript𝑀1subscriptπœ†2subscript𝑀2

il che significa che Ξ»1⁒w1+Ξ»2⁒w2∈Im⁒(f)subscriptπœ†1subscript𝑀1subscriptπœ†2subscript𝑀2Im𝑓, per ogni Ξ»1,Ξ»2∈Ksubscriptπœ†1subscriptπœ†2𝐾. CiΓ² dimostra che Im⁒(f)Im𝑓 Γ¨ un sottospazio vettoriale di Wπ‘Š.

Il seguente risultato fornisce una caratterizzazione delle funzioni lineari iniettive in termini di annullamento del nucleo.

Teorema. Sia f:Vβ†’W:π‘“β†’π‘‰π‘Š una funzione lineare. Allora f𝑓 Γ¨ iniettiva se e solo se Ker⁒(f)={0}Ker𝑓0.

Dimostrazione. Supponiamo che f𝑓 sia iniettiva. Sia v∈Ker⁒(f)𝑣Ker𝑓: si ha quindi f⁒(v)=0𝑓𝑣0. Ricordando che f⁒(0)=0𝑓00, dall’iniettivitΓ  di f𝑓 si deduce che v=0𝑣0, il che dimostra che Ker⁒(f)={0}Ker𝑓0.

Viceversa, supponiamo che Ker⁒(f)={0}Ker𝑓0. Siano v1,v2∈Vsubscript𝑣1subscript𝑣2𝑉 tali che f⁒(v1)=f⁒(v2)𝑓subscript𝑣1𝑓subscript𝑣2. Dalla linearitΓ  di f𝑓 si ha

f⁒(v1βˆ’v2)=f⁒(v1)βˆ’f⁒(v2)=0,𝑓subscript𝑣1subscript𝑣2𝑓subscript𝑣1𝑓subscript𝑣20

quindi v1βˆ’v2∈Ker⁒(f)subscript𝑣1subscript𝑣2Ker𝑓. PoichΓ©, per ipotesi, Ker⁒(f)={0}Ker𝑓0, si ha v1βˆ’v2=0subscript𝑣1subscript𝑣20, cioΓ¨ v1=v2subscript𝑣1subscript𝑣2. Questo dimostra che f𝑓 Γ¨ iniettiva.

Abbiamo visto come il nucleo di una funzione lineare f:Vβ†’W:π‘“β†’π‘‰π‘Š sia sempre un sottospazio vettoriale di V𝑉. Ora dimostreremo che, piΓΉ in generale, l’immagine inversa di un qualsiasi vettore w∈Im⁒(f)𝑀Im𝑓 si ottiene semplicemente β€œtraslando” il nucleo di f𝑓 tramite un qualsiasi vettore v∈fβˆ’1⁒(w)𝑣superscript𝑓1𝑀.

Teorema. Sia f:Vβ†’W:π‘“β†’π‘‰π‘Š una funzione lineare e sia w∈Wπ‘€π‘Š. Se w∈Im⁒(f)𝑀Im𝑓 si ha

fβˆ’1⁒(w)=v+Ker⁒(f)={v+u:u∈Ker⁒(f)},superscript𝑓1𝑀𝑣Ker𝑓conditional-set𝑣𝑒𝑒Ker𝑓

ove v𝑣 Γ¨ un qualsiasi vettore tale che f⁒(v)=w𝑓𝑣𝑀; se invece wβˆ‰Im⁒(f)𝑀Im𝑓 si ha fβˆ’1⁒(w)=βˆ…superscript𝑓1𝑀.

Dimostrazione. Sia v∈V𝑣𝑉 tale che f⁒(v)=w𝑓𝑣𝑀. Per ogni u∈Ker⁒(f)𝑒Ker𝑓, si ha f⁒(v+u)=f⁒(v)+f⁒(u)=w+0=w𝑓𝑣𝑒𝑓𝑣𝑓𝑒𝑀0𝑀. CiΓ² dimostra che v+Ker⁒(f)βŠ†fβˆ’1⁒(w)𝑣Ker𝑓superscript𝑓1𝑀.

Viceversa, per ogni vβ€²βˆˆfβˆ’1⁒(w)superscript𝑣′superscript𝑓1𝑀 poniamo u=vβ€²βˆ’v𝑒superscript𝑣′𝑣. Si ha f⁒(u)=f⁒(vβ€²)βˆ’f⁒(v)=wβˆ’w=0𝑓𝑒𝑓superscript𝑣′𝑓𝑣𝑀𝑀0, quindi u∈Ker⁒(f)𝑒Ker𝑓. Da ciΓ² discende che vβ€²=v+u∈v+Ker⁒(f)superscript𝑣′𝑣𝑒𝑣Ker𝑓, quindi vale anche l’inclusione fβˆ’1⁒(w)βŠ†v+Ker⁒(f)superscript𝑓1𝑀𝑣Ker𝑓. L’ultima affermazione Γ¨ ovvia.

Le dimensioni del nucleo e dell’immagine di una funzione lineare sono legate tra loro dalla seguente relazione:

Teorema. Sia f:Vβ†’W:π‘“β†’π‘‰π‘Š una funzione lineare. Se V𝑉 ha dimensione finita, si ha

dim(V)=dimKer⁒(f)+dimIm⁒(f).dimension𝑉dimensionKer𝑓dimensionIm𝑓

Dimostrazione. Poniamo n=dim(V)𝑛dimension𝑉 e r=dimKer⁒(f)π‘ŸdimensionKer𝑓; bisogna quindi dimostrare che dimIm⁒(f)=nβˆ’rdimensionImπ‘“π‘›π‘Ÿ. Consideriamo una base {v1,v2,…,vr}subscript𝑣1subscript𝑣2…subscriptπ‘£π‘Ÿ di Ker⁒(f)Ker𝑓 e completiamola a una base {v1,v2,…,vr,vr+1,…,vn}subscript𝑣1subscript𝑣2…subscriptπ‘£π‘Ÿsubscriptπ‘£π‘Ÿ1…subscript𝑣𝑛 di V𝑉. Ricordiamo che le immagini tramite f𝑓 dei vettori di una base di V𝑉 formano un insieme di generatori di Im⁒(f)Im𝑓. Dato che f⁒(v1)=f⁒(v2)=β‹―=f⁒(vr)=0𝑓subscript𝑣1𝑓subscript𝑣2⋯𝑓subscriptπ‘£π‘Ÿ0, se ne deduce che i vettori

w1=f⁒(vr+1),w2=f⁒(vr+2),…,wnβˆ’r=f⁒(vn)formulae-sequencesubscript𝑀1𝑓subscriptπ‘£π‘Ÿ1formulae-sequencesubscript𝑀2𝑓subscriptπ‘£π‘Ÿ2…subscriptπ‘€π‘›π‘Ÿπ‘“subscript𝑣𝑛

generano l’immagine di f𝑓. Dimostriamo ora che tali vettori sono anche linearmente indipendenti. Consideriamo una combinazione lineare

Ξ»1⁒w1+Ξ»2⁒w2+β‹―+Ξ»nβˆ’r⁒wnβˆ’r=0.subscriptπœ†1subscript𝑀1subscriptπœ†2subscript𝑀2β‹―subscriptπœ†π‘›π‘Ÿsubscriptπ‘€π‘›π‘Ÿ0

Dalla linearitΓ  di f𝑓, si ha

00 =Ξ»1⁒w1+Ξ»2⁒w2+β‹―+Ξ»nβˆ’r⁒wnβˆ’rabsentsubscriptπœ†1subscript𝑀1subscriptπœ†2subscript𝑀2β‹―subscriptπœ†π‘›π‘Ÿsubscriptπ‘€π‘›π‘Ÿ
=Ξ»1⁒f⁒(vr+1)+Ξ»2⁒f⁒(vr+2)+β‹―+Ξ»nβˆ’r⁒f⁒(vn)absentsubscriptπœ†1𝑓subscriptπ‘£π‘Ÿ1subscriptπœ†2𝑓subscriptπ‘£π‘Ÿ2β‹―subscriptπœ†π‘›π‘Ÿπ‘“subscript𝑣𝑛
=f⁒(Ξ»1⁒vr+1+Ξ»2⁒vr+2+β‹―+Ξ»nβˆ’r⁒vn)absent𝑓subscriptπœ†1subscriptπ‘£π‘Ÿ1subscriptπœ†2subscriptπ‘£π‘Ÿ2β‹―subscriptπœ†π‘›π‘Ÿsubscript𝑣𝑛

e pertanto

Ξ»1⁒vr+1+Ξ»2⁒vr+2+β‹―+Ξ»nβˆ’r⁒vn∈Ker⁒(f).subscriptπœ†1subscriptπ‘£π‘Ÿ1subscriptπœ†2subscriptπ‘£π‘Ÿ2β‹―subscriptπœ†π‘›π‘Ÿsubscript𝑣𝑛Ker𝑓

PoichΓ© {v1,v2,…,vr}subscript𝑣1subscript𝑣2…subscriptπ‘£π‘Ÿ Γ¨ una base di Ker⁒(f)Ker𝑓, si ha

Ξ»1⁒vr+1+Ξ»2⁒vr+2+β‹―+Ξ»nβˆ’r⁒vn=ΞΌ1⁒v1+ΞΌ2⁒v2+β‹―+ΞΌr⁒vrsubscriptπœ†1subscriptπ‘£π‘Ÿ1subscriptπœ†2subscriptπ‘£π‘Ÿ2β‹―subscriptπœ†π‘›π‘Ÿsubscript𝑣𝑛subscriptπœ‡1subscript𝑣1subscriptπœ‡2subscript𝑣2β‹―subscriptπœ‡π‘Ÿsubscriptπ‘£π‘Ÿ

e quindi

ΞΌ1⁒v1+ΞΌ2⁒v2+β‹―+ΞΌr⁒vrβˆ’Ξ»1⁒vr+1βˆ’Ξ»2⁒vr+2βˆ’β‹―βˆ’Ξ»nβˆ’r⁒vn=0.subscriptπœ‡1subscript𝑣1subscriptπœ‡2subscript𝑣2β‹―subscriptπœ‡π‘Ÿsubscriptπ‘£π‘Ÿsubscriptπœ†1subscriptπ‘£π‘Ÿ1subscriptπœ†2subscriptπ‘£π‘Ÿ2β‹―subscriptπœ†π‘›π‘Ÿsubscript𝑣𝑛0

Dato che, per ipotesi, i vettori v1,v2,…,vnsubscript𝑣1subscript𝑣2…subscript𝑣𝑛 sono una base di V𝑉, si conclude che

ΞΌ1=ΞΌ2=β‹―=ΞΌr=0,Ξ»1=Ξ»2=β‹―=Ξ»nβˆ’r=0,formulae-sequencesubscriptπœ‡1subscriptπœ‡2β‹―subscriptπœ‡π‘Ÿ0subscriptπœ†1subscriptπœ†2β‹―subscriptπœ†π‘›π‘Ÿ0

il che dimostra che i vettori w1,w2,…,wnβˆ’rsubscript𝑀1subscript𝑀2…subscriptπ‘€π‘›π‘Ÿ sono linearmente indipendenti. Concludiamo quindi che tali vettori sono una base dell’immagine di f𝑓 e dunque dimIm⁒(f)=nβˆ’rdimensionImπ‘“π‘›π‘Ÿ, come volevasi dimostrare.

Osservazione. Sia f:Vβ†’W:π‘“β†’π‘‰π‘Š una funzione lineare tra due spazi vettoriali. La dimensione dell’immagine di f𝑓 Γ¨ detta il rango di f𝑓,

rango⁒(f)=dimIm⁒(f)rango𝑓dimensionIm𝑓

mentre la dimensione del nucleo di f𝑓 Γ¨ detta la nullitΓ  di f𝑓,

nullità⁒(f)=dimKer⁒(f).nullità𝑓dimensionKer𝑓

Il risultato precedente afferma quindi che, per ogni funzione lineare f:Vβ†’W:π‘“β†’π‘‰π‘Š, si ha

rango⁒(f)+nullità⁒(f)=dim(V).rango𝑓nullità𝑓dimension𝑉